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AI BIMBI UCRAINI SOSTEGNO PSICOLOGICO

AI BIMBI UCRAINI SOSTEGNO PSICOLOGICO E LA POSSIBILITA’ DI CONTINUARE A STUDIARE

 
Fin dai primi giorni di marzo, il reparto di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Infantile Regina Margherita (OIRM) ha cominciato ad accogliere diversi bimbi e ragazzi ucraini che sono arrivati e continuano ad arrivare a Torino per ricevere le cure oncologiche di cui hanno bisogno.
Una missione tanto importante quanto complicata, dalla guerra, dalle difficoltà organizzative e burocratiche e dallo scoglio linguistico.
Per comprendere meglio il valore e l’importanza di questa missione, abbiamo rivolto qualche domanda a Sebastian Asaftei, medico di riferimento dell’OIRM che, in collaborazione con gli ospedali di provenienza, ha seguito, fin dall'inizio, l'attività di presa in carico delle famiglie ucraine e che sta coordinando l'attività medico-assistenziale. Il dottor Asaftei fa parte di coloro che viaggiano per andare a recuperare questi bimbi e ragazzi affetti da patologie tumorali e in fuga dalla guerra, ma, nonostante la grande mole di lavoro, è comunque riuscito a dedicarci un po’ di tempo per rispondere a queste domande.

Dottor Asaftei, ci spiega come viene organizzata, coordinata e gestita questa emergenza?
Fin dall’inizio di questa emergenza, contando su una rete di associazioni con cui avevamo già collaborato, abbiamo avuto contatti con i medici dell’ospedale di Odessa che ci hanno segnalato la notevole difficoltà nella gestione dei loro pazienti ricoverati nel reparto di oncoematologia pediatrica causata della mancanza di presidi e di personale dovuta alla situazione bellica. Appena appresa la notizia, il nostro centro ha immediatamente dato disponibilità all’accoglienza.
Nel nostro caso si tratta di gestire una missione in cui sono coinvolti bimbi, ragazzi e adulti in fuga da una guerra, ma, nello specifico, questa emergenza riguarda bambini e ragazzi affetti da patologie tumorali.

Come viene organizzato ed effettuato il viaggio dal punto di vista medico e assistenziale?
Una volta segnalati i pazienti e le loro famiglie, la documentazione medica viene preventivamente valutata all’interno del nostro team, in modo da poter avere un quadro generale sulle eventuali emergenze mediche che potrebbero registrarsi durante il viaggio. Per poter affrontare il trasferimento, la nostra squadra medica è composta da due infermieri, un anestesista ed un oncologo.

Ci sono criteri che dovete seguire per decidere quali bambini fare arrivare? Quanti potete accoglierne? Quante altre missioni avete già in programma?
In questi viaggi non ci sono stati criteri da seguire per fare arrivare i pazienti. Dal nostro punto di vista, la scelta di accogliere bambini affetti da patologia oncologica non deve essere vincolata dalla fase di terapia perché, arrivando da un paese in guerra, tutti i pazienti hanno bisogno di cure e controlli attinenti alla patologia da cui sono affetti. È stato fatto un grandissimo sforzo per accogliere un numero così importante di pazienti in un tempo così breve. Per tutto questo, ringraziamenti particolari vanno a Franca Fagioli, Direttore del Reparto, a Silvana Barbaro, Direttore Sanitario dell'OIRM, a Giovanni La Valle, Direttore Generale dell'AOU Città della Salute e della Scienza di Torino ed a tutto il personale del presidio OIRM coinvolto in questa emergenza. La possibilità di ricevere altri pazienti dipende, invece, dalla capacità non solo ospedaliera, ma anche logistica extra ospedaliera; riguarda, infatti, vitto e alloggio per le famiglie e, in questo caso, i ringraziamenti vanno, per il loro aiuto costante, all' UGI, a CasaOz e al Sermig.

Una volta ricoverati, questi bimbi e ragazzi sono seguiti da figure professionali per il supporto psicologico e di mediazione linguistica?
Sì, nella rete creata per affrontare questa emergenza ci sono anche queste figure professionali. Le prime sono rappresentate dal gruppo di Psiconcologia, coordinato da Giulia Zucchetti, e le seconde dal servizio di mediazione culturale con la mediatrice Irina Chistol. Entrambi questi servizi offrono un sostegno quotidiano ai piccoli pazienti, ai loro fratelli e alle loro famiglie. Un’attenzione particolare viene rivolta alla limitazione dell’isolamento di questi bimbi e ragazzi. Viene, infatti, offerta loro anche la possibilità di continuare con l’educazione scolastica attraverso la scuola in ospedale, e, per quanto riguarda i fratelli dei bimbi malati, viene, invece, offerta loro la possibilità di inserimento nelle scuole del nostro territorio.

Cosa l’ha più colpita di questa esperienza?
Il dolore e la rabbia per una situazione che non si aspettavano. La determinazione alla lotta per avere un futuro, sconfiggendo la malattia e continuando ad avere progetti di vita famigliare.

Olga Hryshchenko  - mediatrice culturale UGI
Casa UGI può contare sulla presenza di Olga Hryshchenko, mediatrice culturale, di lingua ucraina e russa. Olga è nata in Russia e si è traferita in Ucraina all’età di 10 anni nella città natale del padre. Sua mamma e sua sorella sono di nazionalità russa.
Olga trascorre tutte le mattine in Casa UGI a disposizione delle famiglie ucraine per dar loro ogni sorta di supporto. Lei è il ponte di collegamento tra i nostri volontari e loro per ogni tipo di intervento. Le famiglie hanno molto apprezzato la sua presenza e si sono sentite meno sole anche soltanto per le faccende della quotidianità: le commissioni, il trasporto in ospedale, la richiesta di un vestito, ecc. In tal modo piano piano le famiglie hanno sentito di essere accudite e curate e la tensione dei giorni di guerra, vissuta in prima linea, li ha lasciati. Si sentono al sicuro e anche i bambini ora dormono più tranquilli rasserenati dalle attenzioni di tutti quanti.

Roberta Fornasari

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