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ЛАСКАВО ПРОСИМО, BENVENUTI!

ЛАСКАВО ПРОСИМО, BENVENUTI!

Non ci sono parole che possano alleggerire il peso di una guerra, che possano in qualche modo renderla meno presente, ma possono esserci persone, tante persone che credono nella solidarietà, nell’impegno e che si attivano con operosità perché questo peso sia meno oneroso. È questa la ferma convinzione, ripetuta più volte, di Julia e Olena, provenienti dalla martoriata Ucraina e ora ospiti a Casa UGI con i loro bambini Artur e Adrian. Parlano la lingua russa e Olga è la mediatrice culturale che traduce per noi, il primo incontro con la solidarietà operosa in Casa UGI.
Julia ha 26 anni, e il suo piccolino Artur ha tre anni e mezzo. È un bimbo vivace che, mentre la sua mamma racconta, si diverte a farsi disegnare puntini con la biro sul dorso della mano. Arrivano da Odessa e sono in Italia dal 6 di marzo per cure contro il cancro ai reni di Artur, presso l’Ospedale Regina Margherita.
Lascia attoniti quello che Julia ci racconta del giorno in cui ha deciso di intraprendere il viaggio per curare suo figlio poiché in Ucraina con la guerra non sarebbe più stato possibile, un viaggio intorno al quale non c’era alcuna certezza ma era un vero e proprio salto nel buio.
Riusciamo ad immaginare una situazione del genere? Certamente sì, ma più difficile vivere questa situazione in cui l’incertezza fa da padrona, Julia non sapeva dove sarebbe andata, dove avrebbe alloggiato, chi avrebbe incontrato. Unica certezza e non è una possibilità rincuorante, era la malattia di Artur per cui doveva partire, Artur aveva bisogno di cure e lei era pronta a tutto per lui. Anche per Olena proveniente da Vilkovo, è stata la stessa cosa, una fuga dal suo paese, tra le bombe di una triste guerra, per il piccolo Adrian di quattro anni, che ha la leucemia e deve fare con urgenza e con regolarità le cure necessarie.
Entrambe le donne avrebbero dovuto continuare a curare i loro figli a Kiev, ma non era più possibile, una disperazione senza appello. Olena sembra avere uno spiraglio di ricovero in Moldavia, ma all’ultimo momento l’ospedale dice di non avere più posto
e quindi? Resta anche per lei il viaggio verso l’ignoto. E l’ignoto è l’Italia, su indicazione dei medici ucraini che hanno in cura i piccoli. È così che le due donne con i loro figli partono e sorte vuole che si incontrino sullo stesso autobus in partenza verso la salvezza, con altre mamme e bambini. Il viaggio dura 24 ore e l’arrivo è a Caselle, la sera del giorno dopo. Sia Julia sia Olena hanno un ricordo magnifico del loro arrivo a Caselle, un arrivo che fa piangere, e dice Julia: “Perchè ho trovato tanta gente ad accoglierci, con le bandiere della nostra Patria, le autoambulanze per i bimbi malati e tanti tanti sorrisi. Capisco da subito di essere in buone mani". E aggiunge Olena: “Mi abbracciavano tutti, ero incantata da tanto affetto". E per lei le cose si complicano perché il suo piccino Adrian si ammala di Covid-19 e accidenti, ecco la quarantena di dieci giorni in una camera al quinto piano dell’ospedale Regina Margherita. Una cosa è certa, Olena non si è mai sentita abbandonata, e le piace dirlo e ridirlo, ricordare quanto i medici del reparto oncologico volessero bene ad Adrian in isolamento per il Covid-19, quanto lo salutassero sempre e lo chiamassero sorridendo e quanto tanta gente sconosciuta le abbia dato tanto in maniera così disinteressata. Afferma che non le era mai successo.
Intanto i bimbi al loro arrivo vengono immediatamente sottoposti in ospedale alle cure necessarie, mentre Julia con Artur prende alloggio in Casa UGI. "Ho un’accoglienza impagabile e non posso non ringraziare chi era vicino. Un aiuto enorme, ho trovato tutto ciò di cui avevo bisogno, e di più ancora perché le cose materiali sono importanti ma qui c’era affetto, condivisione, scambio, la cultura dell’accoglienza. Io ero triste, lontana da casa, pensavo ai miei familiari sotto le bombe, a mio marito, alla mia casa, avevo paura di ogni rumore, mi spaventavo e mi sentivo in colpa per aver abbandonato tutti i miei. Però in questa Casa ho capito quanto fosse importante essere qui, per Artur. Qui ho di nuovo imparato la speranza. E si è trattato davvero di reimparare ad apprezzare i legami che ti fanno vivere, per crescere nuovamente con e per Artur". Olena non è di parere diverso, lei che dopo i dieci giorni in ospedale in isolamento per il Covid-19, entra in un appartamento in Casa UGI, un luogo magico, ci dice, e qui ritrova Julia. Tutto è perfetto, con tanto tanto amore per lei e il suo piccolo Adrian. Olena ha lasciato in Ucraina un altro figlio di 19 anni, non può andarsene perché potrebbe avere una chiamata alle armi, se necessario. E questo le fa dire che la guerra è un crimine, inspiegabile e che mancano le parole per descriverla. A maggior ragione prova una gratitudine immensa per il luogo in cui ora si trova, Casa UGI, un luogo così protetto, in cui hanno ogni cosa e ancora di più.
E la citazione che colpisce è un proverbio: “Non tutti i mali vengono per nuocere”.
Con una guerra alle spalle, un figlio rimasto in Ucraina per forse combattere è una frase importantissima.
Salutiamo anche Julia con una riflessione che lei stessa ci affida: “Ci sentiamo accolti e parlo a nome di tutte le mamme, la gratitudine non si può esprimere. Auguro la pace a tutti perché il resto viene da sé”.
Ma... Julia ha appena perso un fratello sotto le bombe in Ucraina.

Giovanna Francese

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