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editoriale venezuela

CASA UGI IN PRIMA FILA NELLA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE


Il New York Times, alla fine dello scorso anno, ha condotto una lunga inchiesta sullo stato di salute dei bambini in Venezuela. Il viaggio nella disperazione si è svolto in 21 ospedali pubblici, in diverse regioni del Paese. I reporter del quotidiano americano hanno intervistato decine di medici e tutti hanno ribadito lo stesso concetto: “I bambini arrivano negli ospedali in condizioni molto gravi di malnutrizione”.
Nella primavera del 2017 sul sito web del ministero della Salute venezuelano sono comparsi questi numeri: tra il 2015 e il 2016 i decessi tra i neonati sono saliti del 30,12%. Tra le cause della mortalità figurano setticemia, polmonite, difficoltà respiratorie; tutte probabili conseguenze di una alimentazione scarsa e carente degli elementi nutritivi necessari alla crescita. Poi il presidente Maduro ha chiuso le porte all’informazione pubblica, licenziando la ministra della Salute Antonieta Caporales che aveva fatto pubblicare i dati. Ci ha pensato però la Caritas a tenere aggiornato il mondo sulla tragedia della salute infantile: nove genitori su dieci non sono più in grado di fornire ai propri figli il necessario quantitativo di calorie e principi nutritivi. Il latte in polvere e gli anticoncezionali sono introvabili perfino negli ospedali, il 33 per cento della popolazione infantile presenta danni fisici e mentali irreversibili. I piccoli denutriti sono 280 mila, la maggior parte con poche settimane di vita, e potrebbero morire di fame e di malattie prima della prossima estate. Una situazione drammatica.
Che cosa possono fare l’Europa e l’Occidente? Si sono attivati numerosi canali per consentire alle famiglie di trovare riparo e cure adatte ai loro figli. Uno di questi è l’Associazione per il Trapianto di Midollo Osseo, che ha sede in Italia e della quale diamo conto all’interno del giornale. E poi c’è l’UGI, che oggi ospita presso Casa UGI quattro piccoli pazienti con le loro famiglie: uno è qui a Torino da quattro anni. Dice un responsabile di ATMO: “La malattia non si combatte solo con i farmaci, occorre creare le migliori condizioni psicologiche per far sì che il malato sia il più attivo e reattivo possibile, ed in questo si impegna UGI”. C’è infine da ricordare l’accordo tra la Regione Piemonte e la Petròleos de Venezuela (compagnia petrolifera statale) che fino ad ora si è fatta carico delle spese per le terapie ai bambini affetti da tumore pediatrico e che partecipa anche alle spese di soggiorno delle famiglie. La grande macchina della solidarietà è in movimento, quello che conta ora è tenere i canali umanitari aperti, nonostante le difficoltà politiche ed economiche. E Casa UGI è pronta all’accoglienza.

GIORGIO LEVI
Direttore de “Il Giornale dell’UGI”

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