«Non esistono alimenti miracolosi. L’importante è imparare a scegliere»
Dalla nutrizione durante le terapie al ritorno alla quotidianità, fino alle buone abitudini da conservare per il futuro. È il percorso che Costanza Pira, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione con un’esperienza al Servizio di Nutrizione Clinica dell’Ospedale Infantile Regina Margherita, ha proposto negli UGI TALK dedicati all’alimentazione. Un modo per portare la scienza fuori dall’ambulatorio e, come vedremo, persino ai fornelli.
Con UGI TALK avete provato a portare la scienza dell’alimentazione nella vita di tutti i giorni. Qual è il messaggio più importante che avete voluto lasciare a ragazzi e famiglie?
L’idea nasce anche dalla mia esperienza al Regina Margherita, dove ho seguito sia pazienti durante le terapie sia ragazzi ormai guariti. Volevamo offrire indicazioni scientificamente corrette per gestire l’alimentazione nei diversi momenti del percorso oncologico. Nei bambini è particolarmente importante mantenere uno stato nutrizionale adeguato, perché sono in una fase di crescita, con necessità energetiche differenti a seconda dell’età e dello sviluppo. Ma volevamo anche trasmettere buone abitudini che, attraverso i ragazzi o i loro genitori, possano accompagnarli nella vita futura.
Quando un bambino o un ragazzo affronta una terapia oncologica, che cosa cambia dal punto di vista nutrizionale?
Dipende dal tipo di tumore, dalle terapie e dalle condizioni del singolo paziente. Alcuni trattamenti possono modificare l’assetto lipidico, altri aumentare il dispendio energetico. Possono poi esserci disturbi legati alle terapie, come mucosite, stipsi o diarrea, sui quali possiamo intervenire anche attraverso l’alimentazione. Per questo la cosa più importante è individualizzare il percorso nutrizionale in base al paziente che abbiamo di fronte.
Possiamo quindi considerare l’alimentazione parte integrante della cura?
Assolutamente sì. Non come terapia del tumore, naturalmente, ma come strumento per affrontare condizioni che possono accompagnare la malattia, come il calo di peso e della massa muscolare o l’arresto della crescita. Uno stato nutrizionale non adeguato può rendere più difficile anche proseguire le terapie. Il paziente è un tutt’uno: non possiamo considerare soltanto la patologia oncologica, dimenticando tutte le altre necessità del suo organismo.
Finite le terapie si torna alla quotidianità. Da dove si ricomincia a tavola?
Da un’alimentazione sana ed equilibrata, seguendo per esempio i principi della dieta mediterranea. Abbiamo bisogno di carboidrati, proteine, grassi, fibre e acqua: non c’è un nutriente che serva e uno che non serva, perché il nostro corpo ha bisogno di tutti. Poi è importante riprendere l’attività fisica, spesso interrotta durante il percorso oncologico, e recuperare uno stile di vita attivo, gli hobby e tutto ciò che può far bene anche dal punto di vista psicologico.
C’è un modo semplice per capire come comporre un pasto equilibrato?
Un’immagine molto efficace è quella del “piatto sano”: metà del piatto dovrebbe essere occupata da verdura e frutta, un quarto da una fonte di proteine e un quarto da carboidrati, preferibilmente complessi. Senza dimenticare l’olio come fonte di grassi e una corretta idratazione. È un modo semplice e immediato per ricordare che non dobbiamo demonizzare o escludere nutrienti, ma imparare a combinarli nelle giuste proporzioni.
Come si insegna ai bambini a mangiare bene senza trasformare il cibo in un insieme di divieti?
La cosa migliore è dare il buon esempio. I bambini guardano i genitori e tendono a imitarli: se crescono in una famiglia con buone abitudini alimentari, impareranno quelle. Questo non significa vietare tutto. Se a una festa bevono una bibita zuccherata non succede nulla; diverso è farlo tutti i giorni. È giusto che conoscano anche alimenti diversi da quelli della quotidianità e imparino, crescendo, a distinguere ciò che può essere abituale da ciò che deve rimanere occasionale.
Diete, integratori, “superfood”: quali falsi miti sarebbe più urgente sfatare?
Innanzitutto che possano esistere diete miracolose contro le patologie oncologiche. E bisogna fare attenzione ai messaggi del marketing. Oggi, per esempio, tutto sembra dover essere “proteico”, ma mangiare più proteine non significa automaticamente stare meglio: può avere senso per chi abbia esigenze specifiche, non per tutti. Il rischio è anche quello di eliminare progressivamente alimenti sulla base di informazioni non corrette, fino ad arrivare a restrizioni importanti che possono peggiorare uno stato di malnutrizione già presente.
Negli UGI TALK dalla teoria siete passati ai fornelli. Quanto conta?
Moltissimo. Quando si parla di teoria è facile pensare: “È troppo complicato, non ho tempo, non sono abituato”. Nella cucina di Eataly, che ha anche fornito gli ingredienti, abbiamo mostrato che in una mezz’ora si possono preparare piatti semplici, completi e gustosi. Far vedere quanto sia facile mettere in pratica ciò che raccontiamo è molto utile. E cucinare può diventare anche un momento divertente da condividere con i propri figli, coinvolgendoli e insegnando loro buone abitudini.
Allora chiudiamo proprio dalla cucina: un piatto degli UGI TALK da provare a casa?
Le polpette di legumi e verdure. Abbiamo utilizzato legumi, patate, carote, cipolla, un po’ di parmigiano e pangrattato, olio, erbe e spezie, poi le abbiamo cotte al forno. I legumi sono una fonte di proteine vegetali e carboidrati e possono essere associati a fonti di carboidrati come patate, pane o pasta. Anche erbe e spezie sono utili: permettono di ridurre gradualmente il sale senza rinunciare al gusto. È un piatto semplice e sano, che ci ha permesso di passare davvero dalla teoria alla pratica. E, cosa non secondaria, è piaciuto a tutti.
