Enrico Pira

Enrico Pira


Quattro domande al neo Presidente dell’UGI.

Quali sono le attività di cui si occuperà? E in particolar modo quale sarà la prima?
Le attività sono molteplici e potrei celiare dicendo che la prima cosa già fatta è stata assumere la carica di Presidente con tutti gli onori e oneri che ne derivano. L’UGI è divenuta nel tempo una realtà tanto bella quanto complessa e l’insieme delle cose quotidiane che necessitano anche solo di un avvallo formale o informale da parte del Presidente non è cosa da poco. La domanda sottendeva però un riferimento a qualche cosa di più “alto” e allora la risposta non può che essere il progetto Casa UGI 2, avviato e fino ad ora condotto da Franco Sarchioni, il precedente Presidente, cui va tutto il merito dell’idea e dell’iniziativa, ora condivisa da tutto il Direttivo. Casa UGI è una realtà da 10 anni e funziona benissimo. Sulla Casa, sulla indiscutibile valenza nella gestione dei bambini e delle loro famiglie nei momenti critici della malattia, abbiamo tutti idee ben precise e consolidate dall’esperienza. E’ un grande successo pratico da cui discende una parte rilevante dell’immagine di UGI nella società e nella comunità che ci sostiene. Le attività crescenti hanno però in qualche modo condizionato quel ruolo di “casa protetta” che era alla base della costruzione del progetto in quanto la necessità di intraprendere iniziative a sostegno della nostra organizzazione (es. mercatino di Natale, bomboniere) ha portato ad un nuovo modello gestionale dei locali, non previsto inizialmente in questa misura, in cui, oltre alle attività che definirei “istituzionali” ne sono state aggiunte altre “a corredo”, indispensabili per la nostra gestione generale ma che troverebbero migliore collocazione in altra sede. L’idea di Franco Sarchioni e ora anche mia e di tutto il Direttivo è stata quella di richiedere al Comune di Torino la disponibilità, in comodato d’uso, di un fabbricato abbandonato, con area verde, a poca distanza da Casa UGI, da trasformare in una sede ad attività diurna in cui trasferire tutto quanto non sia strettamente pertinente alla ospitalità dei bambini e delle loro famiglie. La disponibilità di locali disegnati per le nostre esigenze (il progetto strutturale è già stato realizzato e proposto al Comune) consentirebbe non solo di trasferire quelle attività già in essere presso Casa UGI ma anche di avviare nuovi progetti che vanno dalla sede scolastica (molti ragazzi in fase di remissione fra un ciclo terapeutico e l’altro o in attesa d’intervento sono nella necessità di tornare in Ospedale per la frequenza scolastica), ai laboratori professionalizzanti, al semplice luogo d’incontro per i ragazzi. Le idee al proposito sono tante, ogni giorno ne abbiamo una nuova, ma lascerei il dettaglio del progetto e delle nostre aspettative ad una futura intervista, quando, auspico, saremo entrati nella fase operativa dopo aver ottenuto concessione e permessi vari. In realtà, poi, ho intrapreso un’attività che, nelle intenzioni, non sarebbe solo a vantaggio di UGI ma di tutte le associazioni di volontariato che operano all’interno della Città della salute e della Scienza di Torino. Si tratta di un’iniziativa in cui sono stato coinvolto in virtù della mia attività professionale e che è rivolta alla tutela della salute di volontari e di terzi, intesi come i soggetti cui si rivolge il volontario. Spiegare il progetto mi offre anche l’occasione per presentarmi ai lettori nella mia veste professionale: sono un medico e occupo il ruolo di professore universitario di Medicina del Lavoro e di direttore della Struttura Complessa di Medicina del Lavoro U Rischio occupazionale ospedaliero dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. Mi occupo pertanto, con i miei Collaboratori, della prevenzione, diagnosi e cura di tutte quelle patologie che potrebbero essere causate o concausate dall’attività lavorativa. Questa attività di tutela è disciplinata da norme molto articolate e i volontari, essendo equiparati ai lavoratori, devono essere compresi in queste forme di tutela con aspetti gestionali che ricadono sull’associazione cui sono affiliati e responsabilità in carico al Datore di Lavoro, identificato nel Presidente. Per ottemperare anzitutto alle esigenze di salute e sicurezza ma anche al rispetto degli obblighi legislativi abbiamo pensato ad un progetto che coinvolga la Città della Salute e della Scienza e, ovviamente, tutte le Associazioni di volontariato, gestito da me e dal Collega del Servizio di Prevenzione e Protezione, Dott. Pavanelli, volto a garantire tutte le tutele a costi nulli o, almeno, molto contenuti. Nulli per quanto riguarda i medici del lavoro (abbiamo coniato il termine “Medico competente volontario del volontariato”) e per i tecnici della prevenzione (il dott. Pavanelli garantisce un certo numero di volontari) e costi molto bassi per eventuali esami di laboratorio o strumentali a corredo delle visite mediche d’idoneità.

Si è già prefissato gli obiettivi da raggiungere durante la sua Presidenza?
L’obiettivo, inteso come risultato tangibile, “solido” è sicuramente costruire, in senso letterale. UGI 2 ed è un obiettivo di tutto il Direttivo, come già detto. Se nell’arco del mandato avessimo questa sede e vedessimo realizzate alcune delle nostre aspettative, mi riterrei veramente soddisfatto. Un obiettivo di carattere generale, organizzativo e di scopo, è invece quello di guidare UGI, in piena sintonia col Direttivo, attraverso le trasformazioni della società, dell’evolversi dei modelli di assistenza e delle richieste di attività e di ruolo che sono indirizzate a organizzazioni come la nostra. Per sintetizzare direi che si tratta di passare a un modello di organizzazione che riconosca la necessità di una prevalente attitudine manageriale piuttosto che una prevalente attitudine assistenziale subordinata alla prima e senza la quale rischierebbe di subire tracolli. La crescita di UGI ha comportato una conseguente crescita dei nostri bilanci in virtù del consenso che tutti i nostri sostenitori hanno tributato alle iniziative di UGI. Abbiamo quindi, pur non essendo tali, una struttura di tipo “Aziendale” con una sede che comporta costi importanti, con dipendenti che svolgono compiti sia per la gestione operativa della Casa sia per le attività di sostegno assistenziale e psicologico, il tutto sorretto da una efficiente segreteria organizzativa. Non trascurabile, poi, l’impegno UGI nel sostenere attività di ricerca nel campo dell’oncologia pediatrica mediante il finanziamento di borse di studio su progetti selezionati che garantiscono sia lo sviluppo di nuovi approcci alle diverse componenti della malattia sia un contributo alle attività assistenziali dirette in reparto, sempre finalizzate alla ricerca. E vogliamo crescere, basti pensare a UGI 2 ed alle ulteriori attività ad essa collegate che potremo intraprendere. Tutto questo richiede certezze sulla stabilità delle nostre risorse economiche al fine di mantenere, e magari implementare, le fonti di finanziamento, correlate all’immagine che UGI ha saputo costruire e mantenere nel tempo. Nulla può essere lasciato al caso e quindi tutto quanto è stato ad oggi realizzato con il contributo di tutti deve essere consolidato con analisi e strategie che ci consentano di proiettare nel futuro le valutazione sui nostri bisogni e sulle nostre risorse.

Come si svolge la collaborazione con gli altri membri del direttivo?
I rapporti nel Direttivo sono ottimi e la comunicazione fra i diversi membri è praticamente quotidiana, grazie ai diversi canali di comunicazione elettronica. Quando un tema richiede una discussione articolata viene portato in Direttivo dove sono rappresentate tutte le componenti dell’associazione: gestione casa, volontari, assistenza, manifestazioni. Dopo anni di attività in Direttivo e questi pochi mesi da Presidente ritengo che questo Organo rappresenti bene l’anima di UGI e riesca a gestire con l’esperienza e la sensibilità dovuta tutti gli aspetti complessi che si presentano nel quotidiano.

Qual è il suo messaggio da rivolgere ai lettori, famiglie, sostenitori e volontari?
Che cosa devo dire... Anzitutto un grandissimo grazie! L’UGI esiste grazie a loro, anzi l’UGI sono loro, nei diversi ruoli, nelle diverse competenze. Io sono orgoglioso di presiedere una Onlus che ha raggiunto questi obiettivi e questa sana visibilità, in virtù del lavoro e della dedizione di tutti e l’unica cosa che mi sento di chiedere è di mantenere, se possibile, il proprio impegno aiutandoci a trovare sempre nuove risorse, economiche, ma soprattutto umane per garantire ad UGI un futuro, il migliore possibile. 
 

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