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lavoro dopo malattia

FUORI TERAPIA E MONDO DEL LAVORO


CON UGI PER RICOSTRUIRE IL DOPO-MALATTIA

Quando si parla di malattia difficilmente si pensa al “dopo”, cosa succederà una volta che sarò guarito e dovrò tornare alle attività di sempre? Sono interrogativi che appaiono banali a chi non ha vissuto un tempo lungo di malattia, ma in realtà non lo sono affatto.
Una malattia oncologica vissuta in giovane età, infantile o adolescenziale, comporta lunghi periodi di isolamento, di cure e terapie pesanti e invalidanti, talvolta anche trasformazioni del fisico, menomazioni e condizionamenti che cambieranno per sempre il quotidiano. Paure ed ansie diventano compagne di ogni giorno e condizionano scelte di vita. Fortunatamente oggi, grazie alla ricerca e al miglioramento delle cure e quindi della prospettiva di vita, si può essere meno pessimisti e si può avere meno paura.
La vita dopo il tumore sarà più lunga e meritevole di essere vissuta al meglio non da ex malati anzi, ma da rinati a nuova vita. Giovani malati e adulti sono diventati il centro dello studio di nuove forme di rinascita; certo, le cure e la malattia sono i primi obbiettivi di qualsiasi ricerca, ma il “dopo” ha assunto uguale rilevanza. Il successo di una terapia sta nella risposta positiva alla nuova vita: cambiare lo stile di vita, il movimento, mangiar sano aiutano a ridurre forse il ritorno della malattia, ma ciò che più conta è quanto incidono sull’umore.
Abbiamo potuto constatare direttamente quanto questa affermazione sia giusta. L’UGI da qualche anno invita i ragazzi e le ragazze guariti a far parte della squadra di calcio “100% UGI Torino”, curandone gli allenamenti e incoraggiando a partecipare a tornei e sfide. I ragazzi sono felici di potersi mettere alla prova e soprattutto di poter constatare quanto sia importante la testimonianza della loro prestanza fisica per i loro compagni di sventura. Si mettono alla prova e combattono per ottenere degli ottimi risultati che incidono non solo sulla muscolatura ma anche sull’umore e sullo spirito di squadra. Si tratta di entrare in un circolo virtuoso che aiuta anche a superare eventuali ostacoli o battute d’arresto. Sentire che la malattia ti sta rubando il tempo prezioso della tua giovinezza deve essere combattuto e vinto dal sentimento di ripresa e di rivincita. Inutile fermarsi a chiedersi “perché a me?”, utile invece cambiare rotta e non fare del tumore il padrone della propria vita. La rete delle conoscenze e delle relazioni, la scuola e i compagni di classe, gli amici di sempre e gli amori dell’adolescenza non devono finire in un cassetto con l’etichetta “prima era così” ora non più. Esiste un momento che fa da spartiacque e in cui bisogna scegliere se riprendersi ciò che era stato tolto o far sì che il tumore diventi il padrone indiscusso di ogni scelta e di ogni decisione. La malattia può essere vista come una sfida, un torneo da vincere e un momento per riflettere su ciò che si vuol diventare dopo. Lasciarsi aiutare da esperti competenti che lavorano al nostro fianco per trasformare il percorso accidentato in un altro fatto di sfide da vincere, una tappa dopo l’altra, ecco la strada da intraprendere. L’UGI ha colto queste sfide mettendo a disposizione dei ragazzi e delle loro famiglie un innovativo centro di riabilitazione che già nel corso delle terapie corregge, cura e potenzia il fisico dei giovani malati invitandoli a combattere la pigrizia e la poca voglia di muoversi.
“Fuori dal guscio” potrebbe essere l’invito che muoviamo a tutti affinché la malattia non diventi la costante spada di Damocle e, come detto prima, la padrona della loro vita. Accanto a questo vogliamo cogliere la sfida di sostenere l’inclusione sociale e il protagonismo dei giovani pazienti avvicinandoli al lavoro e sostenendoli nello studio. Chi ha dovuto curarsi per lungo tempo ha certamente perso qualche passaggio delle lezioni e un aiuto concordato e personalizzato non può far altro che metterlo al passo con i compagni aiutando entrambi anche a colmare quel vuoto che si è formato tra chi ha sempre frequentato la scuola e chi invece è stato a lungo assente e inoltre additato come “quello con il tumore”. Nulla di più umiliante, come se essere malati sia una colpa grave di cui scusarsi e un segno indelebile. Una serie di incontri focalizzati sul lavoro e su quali possibilità si aprono ai ragazzi è una porta aperta al mondo lavorativo e all’integrazione sociale. Non dobbiamo permettere che l’insuccesso scolastico o la dispersione siano presi come ovvia conseguenza della malattia, ripetere un anno scolastico può essere un’opportunità per rendere più salda la propria conoscenza e non deve essere vissuta come un fallimento.
Altrettanto ritrovare una strada per il proprio impegno lavorativo è un percorso che la Cooperativa Sociale Patchanka, a cui l’UGI si appoggia, ha ideato tramite un’esperienza teatrale che offre stimoli alla crescita personale, all’apprendimento fino ad una vera e propria esperienza di lavoro. Chiediamo ai giovani di sperimentarsi e di lanciarsi in nuove attività come per esempio fare gli speakers a Radio UGI. Qui impareranno gli strumenti di comunicazione multimediali e artistici, si formeranno giovani giornalisti costruttivi come alternativa alla comunicazione veloce e superficiale di recente tendenza e alla condivisione compulsiva e frettolosa di materiale digitale. I beneficiari di tale progetto diventeranno protagonisti dando loro dignità e visibilità fino ad avere un ruolo centrale nella comunicazione dell’Associazione. Tutto questo senza dimenticare quanto sia importante curare sé stessi e non permettere alla malattia di prendere il sopravvento. Non dimenticare mai i controlli che devono far parte della vita nuova e che permetteranno di avere tutto sotto controllo.
A Torino abbiamo il privilegio di avere, presso la Città della Salute e della Scienza, una Unità di Transizione per neoplasie curate in età pediatriche, unico esempio in Italia. Unità che segue i guariti ogni anno dando loro sicurezza e la certezza di continuità dalle cure pediatriche a quelle dell’adulto. Sono ancora molte le barriere da abbattere e gli ostacoli da superare ma ricordiamoci tutti che i ragazzi guariti da malattia oncologica non sono delle persone fragili a vita e nemmeno speciali da trattare sempre come dei malaticci, sono solo delle persone che sono state malate ma che sono rinate a nuova vita più forti e con maggior esperienza.
Marcella Mondini

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