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IL NUOVO VOLONTARIATO, UNA COMPLESSA FASE DI RINNOVAMENTO

IL NUOVO VOLONTARIATO, UNA COMPLESSA FASE DI RINNOVAMENTO


Sono tantissime le cose che la pandemia ha cambiato e tra queste c’è anche il mondo del volontariato. A raccontarci il rinnovamento del volontariato dell'UGI saranno due pietre miliari dell’Associazione che, negli anni, hanno rivestito diverse cariche, da quella di presidente, a quella di vice presidente, segretario generale e consigliere. Per capire come è cambiato il volontariato anche in UGI, ci siamo, infatti, rivolti ad Emma Sarlo Postiglione.
Per capire, invece, la visione del volontariato UGI nel futuro, se e come dovrà trasformarsi, adattandosi a nuovi scenari, ci siamo rivolti a Franco Sarchioni. Ad entrambi abbiamo rivolto alcune domande.

Emma, ci puoi spiegare come è cambiato il volontariato in UGI e quali sono adesso le difficoltà e le criticità?
Il volontariato UGI negli anni è certamente cambiato e non solo a causa della pandemia. Possiamo, infatti, dire che il Covid ha accelerato dei processi già in atto da tempo che hanno motivazioni sia esterne che interne. La struttura della società in cui viviamo, da cui provengono i nostri volontari e che determina, sia pure in parte, i bisogni dei pazienti e delle famiglie che vogliamo assistere, già prima della pandemia era molto cambiata rispetto a quella con cui si confrontava l’Associazione anni fa. Solo per fare degli esempi: le famiglie mononucleari sono ormai la norma e aumentano quelle in cui è presente un solo genitore. Ancora: il lavoro dei genitori è spesso più precario e chi lavora in proprio, o con contratti precari, incontra maggiori difficoltà economiche in caso di malattia di un minore. Guardiamo poi ai volontari stessi: è ormai molto raro incontrare un “giovane” pensionato che possa dedicare ampiamente il tempo libero alle attività di volontariato e, per quanto riguarda i più giovani, è difficile che possano dedicarsi con continuità e per lungo tempo a tale attività. L'UGI ha dovuto prendere atto di questi cambiamenti e, per quanto si tratti di un processo complesso, che richiederà tempo e spirito di collaborazione, ha già cominciato a modificare le modalità di reclutamento e gestione dei volontari. Venendo a parlare di Covid, la pandemia ha reso necessaria una revisione delle modalità di impiego dei volontari che debbono essere capaci di intervenire dove e come necessario.
C’è stato un nuovo reclutamento di volontari?
Sì. Questa esperienza ci ha insegnato che dobbiamo cercare dei volontari che prima di tutto condividano completamente le nostre finalità, abbiano chiaro che tutte hanno un solo scopo: aiutare i bambini e gli adolescenti malati di tumore e le loro famiglie. Illustrando, fin dal primo incontro, l’ampiezza degli interventi operati dall'UGI abbiamo potuto verificare che il 90% dei nuovi volontari ha abbracciato con entusiasmo questo diverso approccio. Con il miglioramento della pandemia abbiamo ricevuto molte domande e siamo ripartiti con i colloqui per il reclutamento di nuovi volontari.
Sono ricercate figure specializzate? Ci troviamo di fronte anche a nuovi bisogni da soddisfare?
Ci siamo resi conto che, alle figure di volontari cui eravamo abituati, occorreva affiancare nuove figure, con nuove competenze.
Qualche esempio?
Occorre diventare più “tecnologici” per lavorare a distanza e per essere in grado di aiutare i professionisti che intrattengono i bambini e i ragazzi con attività ludico didattiche on line. Avere a Torino tanti stranieri, accolti nei reparti di cura e a Casa UGI, impone la necessità di fornire loro almeno i primi rudimenti della nostra lingua. A settembre terminerà il secondo corso di questo 2022 e riprenderanno i colloqui per i nuovi corsi del 2023, interrotti solo per il mese di agosto. Grazie alla collaborazione dei medici e degli psicologi dei nostri reparti di cura e all’impegno dei referenti dei volontari, potremo preparare nuove leve che andranno ad aggiungersi al numero dei volontari effettivi.

Franco, ci puoi spiegare come immagini l'UGI nel futuro?
Una canna di una palude non è capace di prevedere da quale parte soffierà la prossima tempesta. Per questo motivo, si impegna ogni giorno per crescere flessibile a 360 gradi. L'UGI, ogni giorno, pur non sapendo quali prove le riserverà il futuro, deve impegnarsi per costruire quelle che possiamo definire come “competenze di adattamento all’habitat”. Ovvero: poiché non possiamo scegliere nel catalogo delle nostre aspettative in quale futuro vivere, dobbiamo imparare a reagire a qualunque esso sia. La creazione di queste competenze richiede da subito un maggiore impegno nel rafforzamento degli ingranaggi chiave del motore UGI, ossia nel mondo relazionale tra Volontari, Personale dipendente e Sostenitori. Fattore determinante sarà anche la “competenza nelle relazioni con gli altri attori ambientali”. Questo significa posare il piede oltre la soglia del proprio orticello e creare, o sviluppare, reti relazionali efficaci e flessibili con il mondo circostante: istituzioni pubbliche, mondo della Scuola, settori produttivi e universo del volontariato.
Come potrebbe cambiare il ruolo dei volontari?
Non è certo, ma altamente probabile, che il Volontario seguirà un percorso flessibile, per impegno, orario e tipo di attività, in sintonia con le esigenze mutevoli dei vari periodi della sua vita. Potrebbe succedere che il suo impegno venga meno dopo pochi anni, o addirittura mesi, o che richieda il cambiamento anche ciclico delle sue mansioni. Fondamentale sarà che l'UGI riesca a valorizzare al meglio le competenze e la disponibilità di Volontari che attraverseranno la galassia UGI anche per periodi brevi. Non mi sento neppure di escludere la possibilità di scambi di Volontari tra associazioni diverse, seppure limitatamente a periodi o esigenze particolari.
A cosa, in particolare, ci dovremmo adattare?
“L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento” (S. Hawking). Dovremo adattarci a una maggiore velocità di cambiamento dell’ambiente in cui opera l'UGI. La non capacità, o volontà, di assecondare o anticipare questo bisogno evolutivo potrebbe creare un peggioramento significativo della qualità dei servizi UGI e, nella peggiore delle ipotesi, condurre all’estinzione di dell'UGI stessa.

Roberta Fornasari

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