Intervista a Shade

Intervista a Shade

GLI ADOLESCENTI E LA MUSICA

Intervistiamo Shade, mentre è a Milano, tra un dietro le quinte a X Factor e le innumerevoli riunioni che lo impegnano al momento. È bravo, carino, simpatico, intelligente, umile, disponibile e maturo: ti permette di entrare nel suo mondo con un’energia speciale, grazie alle sue doti comunicative potenti nel messaggio e delicate nei modi, le quali lo fanno essere un artista lanciato nel mondo dello spettacolo ma con i piedi ben saldi alla terra. Ce l’avrà un difetto? È tifosissimo della Juve, ma è un peccato veniale e glielo perdoniamo volentieri.
Shade, possiamo fare un bilancio del 2016?
Beh, è un bilancio più che positivo, è stato un anno bello e pieno di novità; io non sono mai contento dei risultati perché vorrei sempre fare meglio però sono soddisfatto. Diciamo mai contento ma sempre in chiave migliorativa. L’anno che si chiude mi ha portato tante cose belle: è uscito il mio primo disco, “Clownstrofobia”, che mi ha portato in tour in tutta Italia, sia per il firma-copie che per i concerti, novità assolute per me. Poi ho conosciuto Patch Adams e ho girato gli ospedali insieme a lui, è stata un’esperienza fantastica mai provata prima e che ha reso sicuramente quest’anno più unico rispetto agli altri. Anche l’estate è stata bellissima perché ho fatto uscire un singolo estivo “Odio le hit estive” che ho suonato per la prima volta proprio ad Azzurro UGI - Radio di Casa Ugi, con buona pace di pace di Radio 105 e Deejay… Il patrocinio è di Casa Ugi e ne vado fierissimo! Da settembre fino ad adesso ho lavorato sui brani che vorrò fare uscire nel 2017, curandone anche la parte web dei video virali, che continuo a fare e che riscuotono sempre successo.
E per il 2017 invece che programmi hai?
Quello che vorrei prefiggermi per il 2017 è fare qualcosa di più concreto a livello discografico: togliere un poster tra i tanti della Juve per fare spazio a un Disco d’Oro, non sarebbe affatto male.
Come e quanto tempo fa hai iniziato?
lo faccio seriamente da 5 anni, ma ho iniziato quasi 13 anni fa, quando ero al liceo e scrivevo le rime; mi piaceva il rap, mi piaceva tanto Eminem (e mi piace tuttora) poiché da lui traevo ispirazione. È stato attraverso il suo film che ho scoperto le battaglie di free style; mi ci sono appassionato perché lo consideravo perfetto per me, dal momento che sono sempre stato un po’ debole, esile fisicamente e mi sentivo anche un po’ lo “sfigatello” della classe; però ho sempre riconosciuto in me la dote della risposta pronta: quindi mi sono messo di impegno e ho imparato a rappare. Ho iniziato a fare le prime gare prima a Torino poi in giro per l’Italia. Mi sono fatto un piccolo nome quando ancora non c’era Facebook ed esisteva solo MySpace; poi mi ha notato MTV, e ho partecipato alla gara di improvvisazione rap freestyle degli MTV Spit 2013. Ho vinto e mi sono creato un mio personale percorso sul web.
Quindi hai fatto sempre tutto da solo?
Sì, con tutti i miei errori, nel bene e nel male. Poi per fortuna sono state più le cose positive che quelle che non sono andate per il verso giusto. Diciamo che l’aver fatto qualcosa in Tv che non fosse di grandissima esposizione mi ha spinto a cavarmela con le mie forze: se fai un talent come “Amici” la tua fama diventa nazionale in breve tempo perché passi in tv continuamente, mentre io essendo passato su MTV una volta a settimana per un mese, ne ho ricavato meno in popolarità. Quindi me la sono dovuta cavare con le mie forze e penso di essere stato bravo a essermi creato un percorso parallelo sul web che non dipendeva da quello che mi dava la televisione; in questo modo sono sempre io e anche se collaboro con le Tv, rimango la stessa persona che sono e riesco a rimanere abbastanza indipendente dalle logiche generaliste della televisione. In questo modo non devo rispondere alle aspettative di un pubblico di un certo programma televisivo, ma lo abituo a quello che sono io. Chi vuole ti segue, chi non vuole non ti segue, con i pro e contro: ci sono sempre quelli che non ti apprezzano e ti insultano, ma va bene lo stesso, fa parte del gioco; in ogni caso vuole pur sempre dire che il mio contenuto arriva.
Che suggerimenti dai ai ragazzi che vogliono iniziare come hai fatto tu?
Innanzitutto direi loro di farlo per divertirsi perché credo che sia quello il vero segreto. Io mi divertivo davvero un sacco a farlo; poi come capita per tutte le arti e lo spettacolo in cui ti metti in gioco, riconosco che si inizi anche per il piacere di riempire il proprio ego. Il fatto di ricevere riconoscimento altrui, che si tratti di 20 persone in un locale o di 500 in uno studio televisivo, è la stessa identica cosa. Quindi bisogna farlo per divertirsi, per piacersi e per compiacersi. A me personalmente ha aiutato tanto a farmi sentir meglio e a piacermi perché ho sempre avuto un’autostima abbastanza bassa e il rap mi ha aiutato a farmi sentire a mio agio e a piacermi. Se si tratta di una gara di popolarità e di caccia alla visualizzazione senza il divertimento, allora lo sconsiglio e che non si inizi nemmeno. Il rap e il cimentarsi con il mondo dello spettacolo in generale deve piacere come fine a se stesso. Se ti piace farlo non ti scoraggi e non molli. Ad esempio: il mio iter è quello del video virale, i miei video hanno sempre un milione o due di visualizzazioni mentre le canzoni più impegnate e con bei contenuti ne hanno sempre meno, ma non mi faccio demotivare da questo e continuo a farle perché piacciono a me e non patisco del fatto che, avendo meno visualizzazioni con cui si misura il gradimento, forse non piacciano al pubblico.
Se dovessi consigliare di conoscerti attraverso un tuo pezzo, quale sarebbe?
È sempre Patch Adams (mezzo milione di ascolti, ndr) che è una canzone alla quale tengo tantissimo: parla di una ragazza in particolare, che è nella mia vita e che è stata malata. Io sono sempre stato il suo Patch Adams, ho sempre cercato di farla divertire nonostante la malattia ed è una canzone a cui sono super affezionato anche se non è tra le quelle più apprezzate dal pubblico. Tanti miei fans mi hanno scritto dicendomi che questa canzone li ha aiutati tantissimo e rispecchia il periodo che stanno vivendo. Credo che questa dimostrazione di affetto valga più di mille riconoscimenti discografici ed è per questo che tengo moltissimo a questo pezzo. Vorrei aggiungere ancora una cosa: vorrei salutare tantissimo tutta Casa Ugi, tutti i ragazzi della casa che mi hanno intervistato quando sono venuto e vorrei mandare loro un abbraccio grandissimo; spero di rivederli presto e sono sempre contento di venire da voi.
Buon Anno a tutti! 

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