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Danny Martinez

La testimonianza di Danny Martinez


Oggi incontriamo una delle famiglie ospitate in Casa UGI.
Si tratta della famiglia Martinez, composta dalla mamma Danny e da suo figlio Daniel, entrambi venezuelani. Daniel è con la sua mamma quando ci vediamo, resta insieme a noi per tutto il tempo della gradevole chiacchierata, e, animato da una vivace curiosità, si mostra molto interessato ad ogni argomento. Ci racconta di avere dodici anni, di frequentare la prima media con profitto, grazie agli ottimi professori con i quali si trova davvero bene. La mamma sorride alle parole di Daniel, mentre inizia con lei l’ intervista.

Ci racconti la tua famiglia Danny? Da chi è composta?
“La mia famiglia è composta da Daniel e da altre due ragazze che vivono oggi in Perù. Mia figlia più grande è sposata e l’altra mia figlia l’ha seguita a causa della gravissima situazione che è venuta a crearsi in Venezuela. Questo mio Paese ha oggi molte difficoltà purtroppo ed è difficile viverci, manca di molte cose, compresi i generi alimentari”.

Parlaci di Daniel.
“Daniel è qui a Torino con me dal 21 aprile 2014, a Casa UGI dal 2015. Il bambino si è ammalato di leucemia linfoblastica acuta quando ancora eravamo in Venezuela e lì è stato inizialmente curato per due anni. Ricordo ancora l’angoscia di quando è stata diagnosticata la sua malattia, la mia assoluta incapacità di decidere sul da farsi e la paura di tutto. Comunque, come ti ho detto, passano in Venezuela i primi due anni con risultati altalenanti, ma purtroppo la malattia precipita. Daniel aveva assoluto bisogno di un trapianto per continuare a vivere, ma era impossibile da farsi in Venezuela. Provavo uno smarrimento enorme!”

Quali sono stati i tuoi passi successivi?
“Il mio medico, estremamente vicino al bambino, mi mette in comunicazione con una associazione (che ora non esiste più) attenta ai problemi come quello di Daniel e grazie a questo tramite entriamo in comunicazione con ATMO (Associazione per il trapianto di midollo osseo) in Italia ed arriviamo a Torino all’ospedale infantile Regina Margherita. Proprio in questo ospedale, a distanza di un anno mio figlio è stato sottoposto a due trapianti di midollo osseo; io ho donato in data 11 luglio 2014 il midollo a Daniel; per il secondo trapianto invece, è stato donato da suo padre, il 2 ottobre 2015”.

Quando e dove hai incontrato Casa UGI?
“In ospedale da subito. Grazie a loro ci è stato assegnato il nostro attuale appartamento sin dal 2015”. Che cosa sentì di dirci di questo tuo incontro e della permanenza tutta? “Che dire? Mi trovo davvero bene, ci sono persone che mi fanno sentire come a casa mia. Per noi adulti fanno tutto ciò che possono e per i ragazzi hanno un occhio ancora più attento. E la gentilezza...sai quanto aiuta, è sempre vincente. Ciò che voglio che assolutamente sia scritto è che i bimbi qui nella Casa possono avere una vita diversa, con svaghi e attività. Un sorriso di Daniel era ed è così importante in mezzo alle cure difficili. Attraverso i giochi proposti lo vedevo più sereno, partecipativo: UGI sa fare dimenticare la malattia”.

Hai qualche episodio che desideri ricordare?
“Non un episodio ma il sempre. UGI è stata infatti sempre con noi attraverso tutte le brave persone (voglio che sia scritto) che ci hanno avvicinato nel tempo. Domenico ha tante iniziative per rendere sereno il soggiorno nella Casa e in ospedale. I volontari poi! Tra questi ricordo un mago che faceva magie con Daniel e lui rideva felice. Queste sono le persone che non si dimenticano perché non ti fanno sentire sola. Persino le telefonate voglio ricordare, nel buio tunnel della malattia mi chiamavano per avere notizie. Una grande umanità. Inoltre noi nella Casa abbiamo in dotazione un appartamento in cui c’è ogni cosa necessaria, è confortevole e ben arredato. Non si può desiderare altro!”

Quindi l’esperienza con l’Italia e con UGI ha un gran valore.
“Certo. Il Paese era per me nuovo, ero spaesata e triste. Eppure qui con UGI non ho sofferto la lontananza da casa mia, perché la condivisione è una regola della Casa. Sicuramente UGI è riuscita a rendere meno difficile il distacco dalle mie abitudini, dagli amici, dalla mia gente. Mi supporta ogni volta in cui ho un problema, indica come risolverlo, spesso sono i suoi volontari a risolvermelo. Posso dire che senza l’appoggio e l’amicizia di UGI saremmo tristi, invece non lo siamo. Pensa che UGI ci accompagna anche in uscite sul territorio”.

Quindi hai conosciuto Torino.
“Sì, Daniel ed io abbiamo visto per la prima volta il Museo Egizio, il Museo del Cinema e altri punti interessanti. UGI mi ha fatto apprezzare la città”.

Il Natale è prossimo. Lasci a UGI, a noi, un messaggio?
“Vorrei raccontare come si trascorre il Natale in Venezuela. Ecco. Di solito la festività si trascorre in famiglia, un gran pranzo insieme. Il piatto tipico che non manca in questo giorno è l’hallaca. Te lo spiego velocemente, ecco. Da una parte si prepara un impasto con farina di cereali e se ne fa una sfoglia. Nel contempo si cuoce in pentola un composto di carne, aglio, peperoni, cipolle, capperi, uva sultanina, olive, uova. Si appoggia poi il composto sulla sfoglia e si avvoltola il tutto con una foglia di banano. Si cuoce al forno e si gusta a fette. Da provare e un buon Natale con un grazie grande grande a tutta Casa UGI!"

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