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ASSOLUTA NECESSITA DI VACCINARSI

L’ASSOLUTA NECESSITA’ DI VACCINARSI


A poco più di un anno dalla prima terribile ondata del Coronavirus siamo ancora immersi nella medesima pesante atmosfera. Le piccole aperture alla vita normale sono centellinate e il ritorno al mondo di prima appare sempre molto lontano. Tuttavia, anche se facciamo fatica a vederla, da qualche parte, si è accesa la luce dei vaccini. Fortunatamente il comparto sanitario, che c’interessa da vicino, ha avuto una copertura totale e i casi di contagio, tra il personale delle strutture sanitarie, sono in rapido azzeramento. Ora restano circa 40 milioni di persone da immunizzare. I tempi sono incerti, nessuno può fare previsioni sulla copertura totale del Paese. L’incertezza si riflette sullo stato d’animo di ciascuno di noi e spesso carica di pessimismo la vita famigliare e lavorativa.
Va considerato però che un anno fa nemmeno potevamo immaginare che in meno di 12 mesi avremmo avuto un vaccino efficace e senza controindicazioni. O almeno non più di quelle che hanno i normali vaccini anti influenzali. C’è una parte della popolazione però che ha dichiarato che non si sottoporrà ad alcun tipo di trattamento. Una minoranza, ma molto battagliera. Dobbiamo dire senza esitazione che dichiararsi novax, comunque la si pensi, è una enorme responsabilità, verso sé stessi e verso gli altri. Vuol dire restare volontariamente esposti al contagio, che non è quello di una banale influenza, e rimanere come oggi veicoli di diffusione. Il vaccino non è un obbligo di legge, la nostra Costituzione è molto chiara in materia.
Ma dovrebbe essere un obbligo morale, sentito da tutti, consapevoli che soltanto immunizzati potremo riprendere in mano il nostro destino e quello delle nostre famiglie. L’unica via per riportare lavoro, salute, benessere. Com’era prima e forse meglio, dopo questa esperienza. Il vaccino sarà una liberazione anche per UGI, che ha avuto un anno molto difficile. Per mantenere alto lo standard qualitativo che offre alle famiglie assistite ha dovuto rivoluzionare l’intero sistema lavorativo. Il cosiddetto distanziamento è stato un ostacolo durissimo per una attività che si basa in gran parte sul volontariato. In questo numero raccontiamo la storia delle “lavoratrici invisibili”, ovvero quelle donne che “assicurano ogni giorno la pulizia e la sanificazione degli ambienti a cui tutti noi abbiamo accesso, soprattutto ora che siamo in piena pandemia: dagli ospedali agli uffici pubblici, dai supermercati agli esercizi commerciali, dalle scuole alle palestre, nei condomini, sono quasi ovunque”.
È grazie al lavoro di queste persone, e di molte altre, dai dipendenti ai volontari ai collaboratori, che UGI ha attraversato l’anno più difficile della sua storia. È grazie a loro che il lavoro di UGI non si è mai fermato. Le cure e l’assistenza ai bambini e agli adolescenti malati di cancro non tengono conto dell’esistenza di una pandemia. La malattia c’è, indipendentemente da quello che accade nel mondo. E terapie ed assistenza non si possono fermare. Il vaccino riporterà a quella normalità di cui UGI ha assoluto bisogno. Chi ne è contrario si fermi a pensare. Rifletta su che cosa significa per tanti piccoli assistiti e per le loro famiglie il lavoro di UGI. Poi sul vaccino cambierà idea.
Giorgio LEVI
Direttore de "Il Giornale dell'UGI"

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