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Il nuovo Hospice di Oncologia Pediatrica 2

L'Hospice di Oncologia Pediatrica


Colori, linee morbide e un grande acquario: ecco l’innovativo Hospice di Oncologia Pediatrica

È voce comune negli ambienti degli architetti che “nella vita di un bambino l’ospedalizzazione è un
evento di natura non solo complessa e delicata, ma soprattutto traumatica.
Infatti la malattia, il dolore fisico e psicologico, la separazione dalle abitudini della vita quotidiana, il passaggio da un ambiente familiare a quello potenzialmente minaccioso e inconsueto della vita di reparto rendono l’ospedalizzazione un evento traumatico. La famiglia stessa del bambino ricoverato è molto stressata, in quanto vive in uno stato di ansia, di incertezza, di timori. Ecco perché acquista un’ importanza fondamentale il fattore umanizzazione. Oltre alla presenza di una struttura medica adeguata e di arredo che risponda alle esigenze del bambino, il colore e il disegno, fungono da canale comunicativo fornendo al bambino gli stimoli per reagire alla passività che spesso vivono durante la permanenza in ospedale.
Il fatto di ritrovare sulle pareti del reparto personaggi che i bambini conoscono bene, come ad esempio gli eroi delle favole, conferisce a quell’ambiente totalmente estraneo un tocco di familiarità che spesso manca ai più piccoli nel momento in cui arrivano in ospedale. È importante, quindi, che quando si cerca di migliorare ed ‘abbellire’ l’ambiente ospedaliero pediatrico, lo si faccia provando ad evidenziare quelli che possono essere gli elementi di continuità tra la vita del bambino fuori dall’ospedale e quella all’interno del reparto”.
Ecco perché oggi si pone l’accento sulla grande importanza di realizzare uno spazio “a misura di bambino” in cui lui possa trovarsi a suo agio grazie alle forme, ai colori, ai disegni e quindi possa trovare accoglienza la sua parte malata, ma anche quella sana in modo da non creare fratture tra la quotidianità e l’evento straordinario. Abbiamo avuto modo di vedere trasformati il reparto e il day hospital di oncologia pediatrica e il nuovissimo hospice del Regina Margherita.  Forme morbide, colori pastello, ma anche vivaci, che si alternano in un gioco di muri, porte, finestre e arredi certamente molto più accoglienti di un tempo.
“Grazie ai progressi della ricerca me a terapie sempre più efficaci, molti più pazienti hanno la possibilità di essere curati con una buona qualità della vita e addirittura di guarire. Queste terapie sono però lunghe e complesse e bambini e ragazzi che sono affetti da patologie oncoematologiche sono spesso costretti a prolungati periodi di ricovero. Per cercare di rendere meno traumatica questa esperienza è importante quindi prestare molta attenzione alla qualità della struttura che ospita i pazienti e i loro genitori”.
Questo sostengono i medici e i progettisti sono chiamati a seguire le indicazioni che gli vengono date. Lo studio deve essere centrato sull’umanizzazione, sull’importanza di non creare fratture tra il prima e il dopo o perlomeno di attenuarle il più possibile. Studi approfonditi ci dicono quanto i colori e i suoni abbiano importanza sulla psiche dei pazienti. I bambini e i giovani adulti sono maggiormente sensibili a tutti quei fattori – colori e suoni e disegni – che un tempo erano del tutto ,ignorati e non ritenuti così utili alla cura.

A proposito del nuovo hospice l’avvocato Gian Paolo Zanetta, Direttore Generale Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino afferma “Oggi, grazie ai progressi in campo medico e tecnologico, la possibilità di guarigione di pazienti portatori di malattie rare, tumorali e non, è aumentata sensibilmente, nonostante questo, per alcuni pazienti è ancora impossibile guarire. Questo reparto è in grado di seguire questi bambini e ragazzi, che hanno bisogni complessi e che richiedono tipologie assistenziali e risposte integrate. ll nuovo reparto non deve essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza e dare nuovi stimoli a tutti noi operatori per migliorare ulteriormente la qualità delle prestazioni”.
“Il nostro pensiero nell’ideare “L’isola di Margherita” si è focalizzato su come dovrebbero essere i luoghi di cura e di terapia – commenta l’architetto Sabra Miroglio, capogruppo del progetto – Non ambienti freddi e asettici, ma aree che con sensibilità ed attenzione riescono a trasmettere, anche attraverso l’architettura, un messaggio coerente con gli obiettivi di sollievo e tranquillità che devono infondere. Questo reparto è stato realizzato in base alle ultime tendenze internazionali in questo settore e speriamo possa diventare un punto di riferimento nell’ambito dell’architettura ospedaliera”.

L’accoglienza è il suo punto di forza! “Il reparto è di oltre 700 mq, con sei camere singole, è predisposto per accogliere i nuclei famigliari e consentire loro di stare insieme nel modo più sereno e intimo possibile. Negli spazi all’interno dell’Isola di Margherita, i bambini, i ragazzi e le loro famiglie saranno accolti dai colori del mare, l’elemento naturale che meglio di altri trasmette una sensazione di benessere e tranquillità, ma allo stesso tempo di forza e vitalità. Le linee morbide e la grafica sinuosa accompagnano i pazienti lungo il corridoio in un percorso intervallato da oblò digitali dove poter giocare o ammirare le profondità del mare, fino al fulcro del progetto, dove si trova il mondo subacqueo: l’acquario, in cui seguire le evoluzioni dei pesci multicolori nel loro habitat, luogo di incontro e di osservazione, motivo di passeggiata e meta ambita. Molti anche altri spazi comuni: un’area di svago, gioco e lettura all’ingresso del reparto attrezzata con una piccola biblioteca, la cucina ad uso dei genitori ed una sala del raccoglimento, presente in reparto, per potersi esprimere in uno spazio riservato. Ogni camera, identificata da un simbolo marino che la caratterizza anche cromaticamente, è preceduta da un salottino, ha il proprio bagno privato, e accanto al letto di degenza vi è anche una poltrona-letto per i familiari. Per ridurre poi l’impatto emotivo che gli strumenti ospedalieri possono avere sui giovani pazienti si è cercato inoltre di nasconderli il più possibile alla loro vista.”

Quindi non più forme geometriche squadrate ma curve e profili sinuosi, colori che attirano e arredi mai ingombranti ma gradevoli alla vista e anche al tatto. Tutti devono poter stare comodi: pazienti, famigliari e medici. Non più letto e comodino di ferro con una sedia rigida accanto, ma letti che si snodano, materiali più morbidi, colori che si alternano, pavimenti lucidi e facili da pulire. Non più camerate enormi e fredde, ma stanze singole con ogni sorta di comodità. Maggiore attenzione al paziente e all’intimità della famiglia, al bambino che vede interrotta la sua vita normale, che si trova lontano dagli amici e dalla scuola e che deve affrontare un periodo doloroso e di sacrifici. Certo mi colori e le forme non risolvono la malattia, ma aiutano molto la psiche che ha l’oneroso compito di sorreggerli nei momenti più difficili.

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