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Libri e film 1-2018

Libri e film in libertà: gennaio - febbraio 2018


UN RAGAZZO di Nick Hornby
Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. (John Donne)
Un bambino. 12 anni, quasi un ragazzo. Non come tutti, non come gli altri. Marcus è timido e piuttosto serio, troppo maturo per la sua età e forse anche troppo intelligente. I compagni di scuola lo chiamano Cespuglio: ha i capelli ricci e un gran paio di occhiali, “veste come un ragioniere di venticinque anni nel suo giorno libero” ed è troppo strambo per riuscire ad ambientarsi in una nuova scuola. Ad esempio, canta ad alta voce: crede di farlo solo nella sua testa invece lo fa in classe o per strada o ovunque la cosa riesca a imbarazzarlo. Escluso e estraneo dal mondo dei ragazzi, non sa chi sia Kurt Cobain (e attenzione: il libro è ambientato negli anni ’90!) e non gli piace il calcio. Anche sua madre, Fiona, è stramba: musicoterapista hippy del tutto fuori moda che canta con trasporto “Killing me softly” a occhi chiusi suonando il piano; pochi soldi e molta, moltissima depressione. Una donna non convenzionale, non sexy, fragile, ma con delle idee. “Devi scoprire quello in cui credi, e poi tener duro. È difficile, ma non è ingiusto”. Lei e il padre di Marcus si sono lasciati, è per questo che ora vivono a Londra. Un uomo. O almeno dovrebbe esserlo, a 36 anni. Will non ha un lavoro, non gli serve: vive di rendita grazie ai diritti d’autore della imbarazzante canzone natalizia che ha reso famoso suo padre. Nessuna responsabilità, nessun legame, molti soldi, una buona dose di cinismo e tante donne. Un figo, no? I 40 si avvicinano e lui niente, resta com’è: alla costante ricerca di una bellezza da conquistare per una o due notti e di un passatempo divertente con cui ammazzare la noia. Insomma, Will è un adolescente avanti con gli anni. È uno che divide le giornate in unità di mezz’ora per poterle riempire di futilità – shopping tennis pub musica tv etc – e probabilmente anche per sentirsi meglio con se stesso, o per “chiudere fuori la vita”, che fa paura anche a lui. Uno che sembra non andare mai oltre alla superficialità; un “tipetto trendy”, lo definisce Marcus. Come fanno a incontrarsi un bambino adulto e un uomo adolescente, a Londra, metropoli? Una donna, ovvio, e un’anatra. Donna? Will è entrato in un gruppo di aiuto per genitori soli. Non è un genitore, ma è solo e vuole rimorchiare; le mamme tristi gli sembrano un’ottima soluzione. Durante una riunione conosce Suzie – che è amica di Fiona, che è la madre di Marcus – e questo strano ragazzino pungente. 
Anatra? Reagent’s Park. Suzie porta Marcus a un pic nic del gruppo. E c’è quest’anatra. Marcus la uccide per sbaglio. E Will lo difende, forse per sbaglio, ma questo fa iniziare qualcosa tra loro. Tutto cambierà. Per Marcus, due (lui e sua mamma) non sarà più abbastanza. Per Will, uno (il gran figo Will) non sarà inesplicabilmente più sufficiente.
Perché nessun uomo è un’isola. O forse ognuno di noi lo è, e fa parte di un arcipelago. (Guardate il film tratto dal libro, Hugh Grant vi spiegherà).
Nick Hornby racconta con verve umoristica – spesso ironicamente amara, ma molto divertente – una storia di solitudini e di crescita, di fallimenti scivolosi e di piccole o brillanti vittorie. Svela l’amicizia tra le ombre della vita, e la rende fonte di cambiamento e di verità.

FEBBRE A 90°
Immaginate una lunga fila di persone che cammina, diretta verso una sola e precisa destinazione. Immaginate di salire una fila di gradini tra la calca e di vedere lo spazio aprirsi davanti a voi: gli spalti invasi di persone che cantano, al collo le sciarpe degli stessi colori, sulle labbra sempre lo stesso nome. Immaginate di applaudire, agitati ed emozionati, quando 11 uomini calcano l’erba, laggiù. E immaginate di sedervi quando sentite il fischio d’inizio, le mani quasi vi sudano e una strana elettricità vi fa il solletico ovunque, salendo in gola. Questo è solo l’inizio. L’inizio del calcio. L’inizio di una vera e propria fede. “Perché un adulto non dovrebbe andare pazzo per qualcosa?”. Questo si chiede Paul Ashworth, insegnante londinese sui 35 anni, ancora un po’ ragazzo come quelli a cui insegna in classe e sul campetto di calcio (ovvio, fa anche l’allenatore). Lui va pazzo per l’Arsenal. È il suo amore più grande. Una passione che invade e riempie completamente la sua vita dal 1968, quando il padre l’ha portato per la prima volta allo stadio. “Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non riesci più a capire se la vita è una merda perché l’Arsenal fa schifo o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per l’Arsenal quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo... Non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. (…) E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente: c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio. Che male c’è in questo?” 1988-1989. Il campionato in cui l’Arsenal sale le vette della classifica, per poi farsi sorpassare dal Liverpool. Continua la rincorsa. E la vita che non gira attorno al pallone, improvvisamente, fa capolino. Paul si innamora di una collega, Sarah, completamente diversa da lui: seria, riservata, soprattutto tipicamente femminile e pragmatica su un argomento: il calcio. È difficile per lui amare anche qualcun altro, oltre ai Gunners. È difficile per Sarah capirlo. Ma quando lei rimane incinta lui si rende conto che c’è un mondo che non inizia ad agosto e finisce a settembre. “Ci sono cose che non tornano più, e cose che non se ne andranno mai”. Manca una partita alla vittoria del campionato. Un punto di svolta, dopo 18 anni di sconfitte. Per Paul sarà ancora di più. Sarà una scelta. Sarà un’evoluzione. Nick Hornby sceneggia il film tratto dal suo libro Fever Pitch, un’autobiografia dettata dalla sua ossessione per il calcio. Colin Firth, attore protagonista, è assolutamente perfetto: spassoso e disordinato come i suoi riccioli e il suo sguardo. David Evans (regista della serie Downtown Abbey) indaga una passione, che sia con il cuore di un tifoso o con gli occhi increduli di chi non comprende. E va oltre al calcio, inseguendo il percorso di un uomo che arriva – in ritardo – a misurarsi con l’età adulta, con l’amore, con le domande più importanti. “Ma in fondo, che diavolo: anche una nuvola di pioggia ha i suoi contorni d’argento”.

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