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Libri e film in libertà: marzo - aprile 2018

Libri e film in libertà: marzo - aprile 2018

UN ALBERO CRESCE A BROOKLYN
Francie è seduta sulla scala antincendio del suo palazzo. Un libro in grembo, osserva Williamsburg che palpita di vita. L’albero davanti a lei le fa ombra, è suo complice. “Alcuni lo chiamavano l’Albero del Paradiso. Ovunque cadessero i suoi semi, ne nascevano alberi che cercavano di toccare il cielo. Cresceva sui terreni chiusi da palizzate e su quelli abbandonati ed era l’unico albero che germogliasse sul cemento. Cresceva rigoglioso, ma soltanto nei quartieri popolari”.
È il 1912. Anche Francie Nolan cresce tra la povertà e il desiderio di arrivare al cielo. La sua famiglia è il ritratto di Brooklyn. Suo padre Johnny è di origini irlandesi, affascinante come la melodia di Molly Malone, sognatore affettuoso e fragile; per vivere canta e fa il cameriere, quando riesce – raramente – a uscire sobrio dal pub. Sua madre Katie è di origini austriache, graziosa e forte; fa la portinaia e ha le mani rovinate dalla soda, ma un orgoglio indomabile. Francie ha un fratellino, Neeley, a cui tra qualche anno si aggiungerà una sorella. A difficoltà e sofferenza i Nolan rispondono con una salda dignità. I pochi spiccioli che risparmiano vengono riposti nel salvadanaio, per l’istruzione dei bambini e per un futuro – lontano – riscatto. Francie sogna a occhi aperti come il padre, ma sa essere razionale e determinata quanto la madre. Vuole svincolarsi dalla miseria, alimentando la propria curiosità con i libri che ama e con la scuola, sognando in solitaria di diventare una scrittrice. È una bambina timida, non ha amici; fantasia e coraggio le tengono compagnia. E poi ci sono le strade di Brooklyn, che lei adora. Anche se la fame non è divertente, ai suoi occhi essere poveri può essere un’avventura: con il fratello vende stracci per comprare con i pochi penny guadagnati (anzi, la metà: il resto va nel salvadanaio) un sacchetto di briciole dei dolci invenduti; sa come arrivare per prima quando svendono il pane secco; esplora le vie del quartiere e immagina le vite dietro un angolo o una finestra. La sera, a letto, legge una pagina della Bibbia e una di Shakespeare, in attesa di sentire la voce del padre che canta tornando dal lavoro.
Attraverso l’innocenza e la semplicità dei ricordi di Francie, Betty Smith tratteggia la drammatica realtà di New York negli anni della grande immigrazione, descrivendo una società incapace di far fronte ai bisogni dei più deboli, in cui però una bambina può sognare e lottare fino al suo riscatto, da donna. “Concedimi di essere sempre qualcosa in ogni istante. E concedimi pure di sognare quando dormo, in modo che non vi sia un solo momento della mia vita che vada perduto”.
L’autrice pubblica questo libro parzialmente autobiografico nel 1943; da allora è stato annoverato tra i grandi classici della letteratura americana e, ancora oggi, è un testo obbligatorio in molte scuole degli Stati Uniti.

LADY BIRD
Sacramento, il “Midwest della California”, 2002. Christine McPherson vive “dalla parte sbagliata” dei binari ferroviari, quella più polverosa e modesta. Si fa chiamare Lady Bird: si è battezzata così perché vuole che anche il suo nome sia davvero suo. Come i capelli rosa, come le sue idee e, soprattutto, i suoi desideri. Lady Bird sogna di volare lontano. È all’ultimo anno di un liceo cattolico in cui si sente prigioniera: gonna a scacchi, compagne ricche e superficiali, nitido divario sociale e – fortunatamente – la sua migliore amica Julie, out quanto lei. “Vorrei tanto vivere qualcosa di memorabile”, confessa.
Sogna una vita diversa passando davanti alle splendide case azzurre e bianche della parte ricca della città. Sogna la felicità dando il nome a una stella nel mezzo della notte, o ridendo con Julie mentre mangiano di nascosto ostie non ancora consacrate. Vorrebbe partire e frequentare un college di New York; tutto sarebbe più stimolante rispetto a Sacramento. Però gli ostacoli sono molti: l’opinione che hanno di lei gli insegnanti, la sua famiglia – specialmente la madre con il suo graffiante realismo – ed una zoppicante condizione economica. Ma è determinata a essere fedele alle proprie ambizioni. Un senso di attesa costante pervade le sue giornate: attesa di andare al college – anzi: attesa di essere ammessa –, attesa dell’amore e del sesso, attesa dell’accettazione da parte del mondo, attesa dell’età adulta. Intanto la vita procede, e Lady Bird si iscrive a un corso di teatro per accumulare crediti curriculari; scopre che recitare le piace. E scopre che un suo compagno le piace. Forse l’attesa dell’amore è finita. Forse… Ma “il rapporto madre-figlia è la vera storia d’amore di questo film”, dice la regista, Greta Gerwig. Spesso in conflitto, tanto da far saltare Lady Bird fuori dalla macchina in corsa durante un litigio, ma in qualche modo uguali: piangono insieme ascoltando Furore di Steinbeck alla radio, e ridono a crepapelle di una sciocchezza, e probabilmente hanno le stesse paure. Lady Bird prova ad allontanarsi da Marion, per distinguersi da lei. Ma – come tutte, forse – è inesorabilmente simile alla madre: nonostante inadeguatezze, cattiverie, feroci battaglie, madre e figlia si specchiano nello stesso specchio, e una vede l’altra riflessa.
Lady Bird è un coming of age sincero, parla di adolescenza con una grazia che allontana ogni stanco stereotipo. I personaggi sono onesti grazie alle loro sfaccettature. Christine funziona perché è timida e sfrontata, ribelle e insicura; Saoirse Ronan, che la interpreta, è perfetta nella parte. Il padre è depresso e comprensivo, ombroso e ironico; la madre è tagliente e umana, tormentata e pragmatica. Greta Gerwig, al primo assolo in regia, crea un racconto dolceamaro, in parte autobiografico, del tutto intimo e al contempo universale.

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