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LIBRI E FILM IN LIBERTA: GENNAIO - FEBBRAIO 2021

LIBRI E FILM IN LIBERTA': GENNAIO - FEBBRAIO 2021


LA CASA DEI GUNNER (Rebecca Kauffman)

“Certe volte la vita sembra un enorme gioco di indovinelli, non ti pare?”

A sei anni, Mikey Callahan scoprì che non era normale vedere bene soltanto da un occhio. Era un bambino timido, che se ne stava quasi sempre in disparte, silenzioso come alla costante ricerca di un pensiero nel buio.

“Mikey osservava dal finestrino i bambini della sua strada che salivano sul pulmino la mattina o ne scendevano il pomeriggio. Il ragazzino italiano con gli occhi del colore del mare e quello biondo, paffuto e dalle guance rosse, con la r troppo arrotata, che stavano sempre insieme a parlare di football (…). La bambina alta con gli occhi neri e gli zigomi alti e larghi che dava ordini a destra e a manca, infilandosi tutte le parolacce e gli insulti più fantasiosi che riusciva a inventare. La ragazzina lentigginosa con i riccioli rossi che saltava l’intervallo per esercitarsi al piano nell’aula di musica. La bambina magra dai capelli argentati che viveva qualche casa più in là”.

Una mattina i capelli argentati gli si sedettero accanto sullo scuolabus. Mikey e Sally da allora sono diventati amici. E con loro Jimmy, Sam, Alice e Lynn. Insieme hanno preso possesso di uno degli edifici abbandonati di Ingram Street: la casa dei Gunner, che è diventata il loro punto d’incontro, il loro rifugio dal mondo, dalla depressione della loro cittadina e delle loro strane famiglie, il luogo della loro amicizia.

Si chiamavano “Gunners”. “Non potevano immaginare che, raggiunti i sedici anni, una di loro avrebbe voltato le spalle agli altri e che il gruppo sarebbe rimasto talmente spaccato da quella perdita, da quell’improvvisa e inspiegabile assenza, che nel giro di poche settimane anche le altre amicizie si sarebbero sciolte, gettando ciascuno dei membri in una solitudine buia e confusa”, in una vita da quasi adulti, da quasi soli, da quasi altri.

Jimmy è diventato ricco sfondato a diciannove anni e si è trasferito a Los Angeles. Sam si è sposato presto, in Georgia, e ha abbracciato la fede. Lynn ha studiato pianoforte al conservatorio di New York, per poi cadere nell’alcoolismo e ripulirsi in Pennsylvania. Alice è andata all’università in Michigan, prima si è sposata con un cretino e poi ha fatto coming out.

Mikey e Sally sono rimasti a Lackawanna, a Sud di Buffalo, dove sono nati. Quando si incrociavano per strada lui doveva incassare ogni volta l’indifferenza dolorosa di Sally, “un vuoto denso e dolente, un vuoto che conteneva moltissime cose”.

Mikey si vergognava di quanto poco fosse cambiata la sua vita, rispetto a quella dei suoi ex amici. Ma perché ex: li considerava ancora i suoi migliori amici, i più cari. Gli scriveva due righe ogni tanto, e aspettava con pazienza che gli rispondessero, descrivendogli tutti i colori delle loro giornate piene di persone ed esperienze e novità, mentre la quotidianità di Mikey era piatta e sfocata: un lavoro umile e noioso e la compagnia (l’unica) del suo gatto Venerdì. La sua vista peggiorava sempre di più; sapeva che prima o poi sarebbe diventato cieco. Ai Gunners non ne aveva fatto parola.

Si sono incontrati dopo anni e anni, al funerale di Sally; lei si era suicidata, ed era come se li avesse abbandonati di nuovo.

Insieme, nella grande villa sul lago di Jimmy, i Gunners si ritrovano cambiati - forse - o immutati, ma ancora bisognosi l’uno dell’altro, uniti dalla tragedia di Sally a cui cercano di dare un significato. In fondo, per dare ognuno un significato alla propria storia, al proprio passato, alla vita.

Rebecca Kauffman scrive divinamente. Semplice, attenta ai dettagli, maestra nel tratteggiare caratteri, ferite, sentimenti, domande: tutto quel che rende unica, e fragile, e indissolubile l’amicizia, l’esistenza.

 

IL PROCESSO AI CHICAGO 7

Aaron Sorkin scrive e dirige Il processo ai Chicago 7, film commissionato da Steven Spielberg che narra una storia realmente accaduta, pietra miliare giudiziaria americana: il processo, etichettato poi come farsa, a sette leader di movimenti attivisti americani per gli scontri avvenuti nel 1968 a Chicago. Gli uomini sono stati dichiarati colpevoli di incitamento alla rivolta e oltraggio alla corte ma assolti dall’accusa di cospirazione, e poi assolti da tutte le accuse nel 1972 in appello.

Migliaia di persone, il 28 agosto ‘68, arrivarono nella città in cui si stava svolgendo la Convention democratica (da cui sarebbe uscito il nome del candidato del partito alla presidenza) per manifestare il loro “no” alla guerra in Vietnam e all’escalation decisa dal democratico Lyndon B. Johnson, diventato Presidente dopo l’omicidio di J.F. Kennedy.

Le proteste furono duramente represse da dodicimila agenti di polizia e della Guardia Nazionale, responsabili di pesanti e molteplici violenze sui manifestanti: molti rimasero gravemente feriti, altri furono arrestati.

Il processo iniziò nel 1969, e fu un evento mediatico seguitissimo dall’opinione pubblica. Gli Stati Uniti, come del resto l’Europa, in quegli anni erano attraversati da un profondo bisogno di cambiamento e da un’energia sociale e politica pulsante. In Vietnam si moriva ormai da anni. Martin Luther King era stato ucciso. Anche Robert Kennedy era stato vittima di un omicidio. Nixon nel frattempo aveva preso il posto di Johnson, e fu lui a volere il processo, con il chiarissimo intento di silenziare le proteste, indebolire i movimenti studenteschi e pacifisti, gli Yippie, i gruppi di sinistra e l’ala “radical” dei democratici, tutti strenui oppositori del suo governo.

Gli imputati erano Abbie Hoffman e Jerry Rubin, fondatori dello Youth International Party, (YIP, da cui Yippie); David Dellinger, cinquantenne attivista del movimento pacifista; Tom Hayden (futuro senatore della California e primo marito di Jane Fonda) e Rennie Davis, giovani organizzatori del movimento studentesco; Lee Weiner e John Froines, due accademici accusati in particolare di aver insegnato agli altri come costruire delle bombe. Insieme a loro, inizialmente, c’era anche Bobby Seale, uno dei fondatori delle Pantere Nere. Vennero difesi da William Kunstler: celebre avvocato progressista legato alla controcultura, membro del movimento per i diritti civili e difensore di Martin Luther King. L’accusa era guidata dal procuratore Richard Schultz e il giudice assegnato al caso fu il 74enne Julius Hoffman, che dal primo momento non nascose la sua profonda ostilità verso gli imputati e tutto quello che inevitabilmente simboleggiavano. Seale iniziò addirittura il processo senza avvocato, e per via delle sue continue richieste venne imbavagliato e legato in aula: un fatto senza precedenti che animò le critiche verso il Giudice, tanto da annullare il processo alla pantera nera.

Il film narra con un occhio aderente alla realtà i fatti avvenuti, con qualche deviazione dall’oggettività della storia per enfatizzare la straordinarietà di ciò che successe in quell’aula. Il cast è d’eccezione: Sacha Baron Coen, Jeremy Strong, Frank Langella, Eddie Redmayne e Mark Rylance soprattutto, scelti anche per la somiglianza con i personaggi.

Non è un caso che il film sia uscito nel 2020. Un anno incendiato dagli scontri tra manifestanti e polizia, dalle manifestazioni di Black lives matter, dai cortei di suprematisti bianchi sostenitori di Trump, dall’attenzione mediatica sui diritti civili e sulle diverse uccisioni di afroamericani da parte di poliziotti. L’anno delle elezioni presidenziali. L’anno in cui Trump perderà la Casa Bianca, non accettando la sconfitta. L’anno in cui per la prima volta dal biennio 2009-2011 (primo Governo Obama) Camera e Senato verranno riconquistate entrambe dal colore blu dei democratici di Joe Biden.

Un film lungamente atteso, soprattutto negli Usa, che per l’ennesima volta ci fa comprendere l’importanza di conoscere la storia per poter interpretare meglio il presente.

Erica Berti

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