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L’IMPORTANZA DI NON SENTIRSI SOLI

L’IMPORTANZA DI NON SENTIRSI SOLI


Conosciamo, credo tutti, il valore sociale e umanitario del lavoro che svolgiamo con le nostre associazioni, un lavoro quindi dagli importanti contenuti morali ed emozionali che però, come tutte le cose nella vita, dopo poco diventa routine, normale amministrazione. Recentemente sono stato ricoverato in ospedale per un importante intervento chirurgico, fortunatamente concluso con esito positivo, e in questi lunghi giorni ho avuto l’opportunità di vedere il “mondo del disagio” dall’altra parte, dalla parte cioè dell’assistito e mi sono reso conto dell’importanza del lavoro che svolgiamo. Quando si ha la sfortuna di dover affrontare una malattia “importante” la cui origine non è chiara e gli effetti incerti, per la cui interpretazione ci affidiamo a persone professionalmente adeguate, ma con le quali è difficile interagire, ci si sente un po’ persi. In questo frangente è naturale cercare conforto da altre persone con le quali sfogare le proprie preoccupazioni e trovare ragioni di ottimismo. Può essere chiunque, l’infermiera che ogni mattina ti preleva il sangue, l’addetto alle pulizie e alla mensa, il vicino di letto, tutte persone che riempiono la giornata cadenzata dai tempi “ospedalieri” e dalle visite, molto limitate nei tempi dei parenti e amici.
A volte basta uno sguardo, un cenno d’intesa, una battuta per dare un senso alla giornata e aiutarti a trovare la forza per affrontare la malattia con determinazione. I nostri volontari svolgono esattamente questo ruolo, che non è solo presenza, compagnia, ma qualcosa di molto più umano il cui valore è incalcolabile. Credo che, una volta guariti, i nostri bambini e le loro famiglie, ricorderanno soprattutto i sorrisi, le carezze, le piccole frasi che i nostri volontari avranno fatto, facendoli sentire accuditi, amati e soprattutto mai soli.
Credo quindi che, tornando all’inizio dell’articolo, anche se in questi ultimi anni il Terzo Settore sia molto cresciuto e le associazioni abbiano dovuto trasformarsi in piccole aziende organizzate per gestire attività spesso complesse, sia di capitale importanza che venga fatto ogni sforzo possibile per non perdere quella qualità umanitaria che rende il servizio reso alla comunità realmente eccezionale, in pratica non arrendersi alla routine. Ricordiamoci sempre che il nostro lavoro rappresenta un enorme valore sociale che le migliaia di associazioni di volontariato generano ogni anno, e non dimentichiamoci mai qual è la genesi delle nostre associazioni, chi sono i soggetti ai quali vogliamo dare assistenza e quali sono i loro bisogni. Come abbiamo visto e come ho potuto constatare di persona, l’umanità del contatto è e rimane l’aspetto più importante e deve essere conservato e divulgato il più possibile tra le fila delle migliaia di volontari che prestano la propria opera, affinché chi assistiamo sappia con certezza che NON è SOLO.

Massimo Mondini

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