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LO SPORT PER TORNARE ALLA VITA

LO SPORT PER TORNARE ALLA VITA


Di che colore saremo, quando uscirà questo numero del nostro giornale, oggi non possiamo saperlo. Per “colore” intendiamo naturalmente quale misura preventiva alla diffusione del Covid 19 sarà adottata per le zone in cui abitiamo. C’è da sperare che l’estate, unita alla campagna vaccini, ci porti un po’ di sollievo fisico e morale.
Abbiamo tutti un grande bisogno di tornare come eravamo prima. In modo particolare le famiglie e i ragazzi che sono sottoposti alle cure oncologiche e tutti quelli che lavorano per l’UGI, che ha continuato le sue attività con lo stesso impegno di prima, pur tra le difficoltà dovute alle restrizioni.
Il cosiddetto “distanziamento sociale” è uno dei maggiori ostacoli alle attività di UGI, dove la presenza fisica di coloro che lavorano, e che sono accanto alle famiglie e ai loro figli, è un punto centrale dell’impegno quotidiano.
Se all’orizzonte c’è un po’ di sereno, proviamo ad essere ottimisti. Abbiamo l’estate davanti, la stagione del sole, del caldo, dell’aria aperta. Se avremo un buon “colore” potremo goderci in pace, pur seguendo le norme previste, i mesi che verranno. Ed è per questa ragione che abbiamo pensato di dedicare questo numero del giornale allo sport, e ai riflessi che l’attività fisica ha sui bambini e sugli adolescenti una volta usciti dalle cure ospedaliere oncologiche.
L’articolo che apre questo numero del giornale è una carrellata sulle attività di UGI in materia di attività sportiva: “Una serie di progetti per seguire nel tempo i ragazzi che abbiano completato il percorso terapeutico e richiedano un supporto per affrontare la loro vita professionale e sociale”.
Ma c’è di più. L’UGI ha accumulato negli anni esperienza e capacità in materia di sport, come elemento di aggregazione, riabilitazione e attività propedeutica al ritorno alla vita per chi è stato in terapia oncologica al Regina Margherita di Torino. Il fiore all’occhiello però è la squadra di calcio, mista maschile e femminile. Ragazze e ragazzi che seguono allenamenti, giocano in trasferta, partecipano a tornei. La squadra ha un allenatore vero, un professionista del Torino Calcio. Nelle pagine che seguono potrete leggere l’intervista al mister Marco Morra, responsabile dell’area scouting delle attività di base del Torino, che si è preso l’incarico di formare questi giovanissimi calciatori. Ad un certo punto della chiacchierata Marco, abituato al grande palcoscenico del calcio professionistico, dice una frase meravigliosa: “Questi ragazzi mi hanno insegnato la voglia di vivere, mi hanno fatto crescere tanto fino al punto di poter dire che questo è stato, ed è ancora, il progetto più bello della mia vita”.
In fondo il senso dello sport come rinascita fisica e terapia morale, per chi ha patito e sofferto nella malattia è tutto qui. Scambiarsi reciprocamente fiducia e amicizia, trasmettere e assimilare dagli altri i valori che contano. Su un campo di calcio è ancora meglio.
 
Giorgio Levi
Direttore de "Il Giornale dell'UGI"

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