MARCO MORRA

MARCO MORRA


“Allenare i ragazzi guariti dal cancro è stata l’esperienza più bella della mia vita”
 
Marco Morra, da molti anni coordinatore e responsabile dell’area scouting dell’attività di base del Torino FC, è anche il mister della fortissima squadra UGI “100%” che, inaugurata a fine 2018, contava una quindicina di calciatori e che adesso ne conta quasi trenta tra ragazzi e ragazze. Prova questa della capacità professionale e umana di Marco, oltre che della bravura dei nostri giocatori. Loro sono forti davvero: a maggio 2019 hanno partecipato e quasi vinto il Torneo Winner Cup, torneo nazionale di calcio per ragazzi guariti dal cancro o ancora in terapia.
Marco, ci racconti per favore come e perché hai intrapreso questa avventura?
Nel 2018, per curiosità assistetti nella sala stampa del Torino FC, dove lavoro, ad una riunione per il progetto dedicato a UGI Onlus e con sorpresa, esattamente una settimana dopo, mi è stato chiesto se volessi allenare i ragazzi di UGI. Ho accettato e mi sono ritrovato all’appuntamento del primo allenamento pronto per accogliere questi ragazzi che invece mi hanno preso alla sprovvista e mi hanno completamente spiazzato. Sono stati loro, infatti, ad accogliere me, in tutto e per tutto, mi hanno fatto sentire, fin dal primo momento, a mio agio; anzi, se devo dirla tutta, mi hanno fatto sentire subito parte di una famiglia. Da quel giorno, ho sempre avuto una gran voglia di rivederli e ho cominciato ad allenarli tutti i venerdì per un’ora; è iniziato così un bellissimo percorso di crescita.
Ti ho sentito molto emozionato e coinvolto, mi spieghi bene perché hai parlato di percorso di crescita?
Perché questi ragazzi sono davvero speciali, mi hanno insegnato tanto di umano; mi hanno insegnato la voglia di vivere, mi hanno fatto crescere tanto fino al punto di poter dire che questo è stato, ed è ancora, il progetto più bello della mia vita. Sono sicuro che anche per loro questo sia un progetto importantissimo in cui credono; sono contento che siano cresciuti dal punto di vista calcistico, ma non solo.
Che cosa intendi per “mi hanno insegnato tanto di umano?”
Io pensavo di essere stato un guerriero nella vita, ma ho capito che i veri leoni guerrieri sono loro. Sono capaci di trasmetterti molto, ti fanno sentire un leone a tua volta, ti danno una carica di vita. E ti assicuro che quelle che ho provato sono emozioni forti, che consiglio a tutti! Loro ti insegnano che è possibile farcela! E a me piacerebbe molto riuscire a portare questo loro messaggio importantissimo, magari attraverso un evento, a tutta Italia.
Quindi per te è stato ed è un progetto bellissimo, molto ricco anche a livello umano ed emotivo, ma è stato anche impegnativo e faticoso?
Faticoso no, impegnativo solo dal punto di vista dell’organizzazione in fasce di età, impresa che però mi è riuscita. Nel senso che è impegnativo trovare gli esercizi adatti a tutti, dai più piccoli ai più grandi, senza annoiare i più bravi e senza mettere in difficoltà gli altri; sono, però, sempre riuscito a coinvolgere tutti e pensa che sono riusciti a giocare tutti anche durante il Torneo Winner Cup.
Dato che sei bravo ad osservare e descrivere il fattore “umano”, oltre naturalmente che quello tecnico, mi racconti che tipo di rapporto si è creato con i ragazzi?
Per quanto riguarda il mio rapporto con loro, devo dire innanzitutto che io, da sempre, sto bene con i bimbi ed i ragazzi perché loro sono puri, veri, leali e dicono sempre quello che pensano, un po’ come me. Per quanto riguarda loro in particolare, come ho già detto, si è creato un rapporto fantastico perché loro ti insegnano che si può tornare a vivere una vita normale, un messaggio che davvero mi piacerebbe portare in giro per tutta Italia. Il rapporto che c’è tra di loro è incredibilmente stupendo perché si sentono una grande famiglia, i più grandi fanno da chioccia ai più piccoli, li aiutano sempre e questa è una cosa che non vedi in altri contesti; è bellissimo osservare come i ragazzi UGI riescano a far sentire importanti i più piccoli e i meno bravi. L’altra rarità è che non si sono mai formati gruppetti, sono unitissimi, sono davvero una squadra.
Mi parli per favore degli obiettivi e dei benefici di questo progetto?
L’obiettivo è dare la possibilità a questi ragazzi di poter tornare ad una vita normale e i benefici sono fisici e sociali. Inoltre il progetto è sempre in crescita: per renderlo sempre migliore, infatti, adesso abbiamo coinvolto il Cus Torino che ci mette a disposizione dei professionisti sanitari specializzati che stileranno un programma adatto alle difficoltà fisiche e motorie dei ragazzi. Quindi, ci tengo a ringraziare il Cus Torino, ma soprattutto e prima di tutti, il Torino Fc che ha permesso e permette la realizzazione di questo stupendo progetto, di cui io non potrei più fare a meno, fornendoci tutto il materiale, gli spazi, la loro costante disponibilità e tanto altro ancora.
Roberta Fornasari

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