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Nasce il laboratorio sartoriale: MADE IN UGI

Nasce il laboratorio sartoriale


MADE IN UGI

Capsule, limited edition, top model, upcycling, e ancora altre parole complicate. Vocaboli nuovi e misteriosi. Ma quasi normali a Casa Ugi. Soprattutto nel laboratorio di sartoria che ha impegnato le mamme ospiti e che ha dato buoni risultati e concrete soddisfazioni. Ecco com’è andata. Un giorno di alcuni mesi fa una giovane professionista si è presentata a Casa UGI per illustrarci un suo progetto, insegnare alle mamme e alle ragazze ospiti della nostra casa di accoglienza a cucire e realizzare dei capi semplici ma di grande effetto. Così piano piano da una settimana all’altra il laboratorio è cresciuto in entusiasmo ed idee – oltre che in attrezzature come macchine per cucire, taglia e cuci, aghi, fili, stoffe.
La professionista, Sara Conforti, è riuscita ad insegnar loro l’abbiccì del taglio e del cucito realizzando capi da indossare con il riciclo di indumenti vecchi e abbandonati. Le mamme hanno cominciato a misurarsi quasi per gioco con le tecniche base del taglio e della confezione per dar vita a piccoli oggetti di uso quotidiano (cappelli, sciarpe, pantofole) grazie al riutilizzo di vecchi maglioni dismessi. Come si sa, un’idea tira l’altra fino a raccogliere vecchie cravatte per trasformarle in borse colorate double-face capienti e molto originali. “Dal semplice riciclo di vecchi maglioni, alla costruzione di una vera e propria capsule/upcycling di borse double-face da cravatte dismesse.
Una serie di 2O pezzi limited edition realizzate dalle mamme residenti nell’ambito dei workshop a cura di “Anticasartoriaerranteproject” e’ pronta a sfilare su una speciale passarella nel cuore di Casa Ugi. E la Madrina è d’eccezione: la top model Fernanda Lessa” ha detto Sara Conforti, forza trainante del laboratorio e seria professionista che crede nella potenza sanatrice di tutto ciò che si può fare con ago e filo. “Le mamme, diventate piuttosto autonome nella confezione - dice Sara Conforti - hanno accettato la proposta di organizzare le loro (nuove) competenze in un contenitore più ambizioso che potesse fare da volano ad un’opportunità concreta per tutti: realizzare una capsule upcycling di borse double face utilizzando vecchie cravatte dismesse da battere all’asta durante la sfilata”.
Le mamme e le ragazze hanno così iniziato a realizzare i 20 pezzi “limited edition” da presentare durante la sfilata. Il progetto prendeva vita e senso. Persino Fernanda Lessa, top model di fama internazionale, si è offerta di curare la sfilata con i suoi workshop di portamento tenuti in collaborazione con dieci volontarie divenute modelle d’eccezione; il fotografo Paolo Ranzani ha offerto il suo sguardo e la sua presenza per documentare e seguire l’immagine del progetto e diverse altre realtà hanno affiancato lungo il percorso il progetto sartoriale. Questo laboratorio vorrebbe andare oltre: è stata realizzata una sfilata con le borse fatte dalle vecchie cravatte, ma non solo, ciò che conta davvero è aver dato alle mamme e alle ragazze che hanno frequentato il laboratorio la possibilità di pensare ad un mestiere.
Sappiamo che il ritorno alla quotidianità, quella che per tutti noi è la norma e a cui non facciamo caso perché “è normale” (e di cui ci lamentiamo molto spesso) è molto molto difficile. Cosa significa tornare alla normalità? Significa non dover pensare di sopravvivere, non dover fare i conti con le medicine e le terapie, non dover attendere visite e controlli, ecc. questa è la normalità per le famiglie che passano dal centro di oncoematologia del Regina Margherita. Ma se le terapie sono durate tanto, se si è perso il lavoro, se non si hanno più i soliti punti di riferimento a chi e a cosa ci si può attaccare? Se non si ha un mestiere come ci si guadagna il pane quotidiano? Purtroppo non basta guarire, bisogna riconquistare il terreno perduto. Bisogna potersi mantenere, e tornare ad avere quella dignità che prima ci sembrava semplicemente normale. Le madri a causa delle lunghe residenze finalizzate alle cure dei propri bambini si trovano oggi in difficoltà nel riprogettare la propria vita sociale e professionale. Le ragazze desiderano lasciarsi alle spalle un periodo di vita pesante e buio; è un’urgenza che va accudita, accompagnata verso possibili soluzioni. Il laboratorio di sartoria ha voluto e potuto gettare un piccolo seme dedicato alle mamme e alle ragazze: chissà che l’ago e il filo non possano diventare un mestiere? Chissà che non ci si possa reinventare imparando a riparare, cucire, tagliare, ideare, creare. A questo scopo Sara Conforti, presidente di “Anticasartoriaerranteproject laboratori nomadi per una moda sostenibile”, si è dedicata a UGI creando il marchio MADE IN UGI/Sartoria Sociale per favorire anche la formazione e la ricollocazione professionale delle mamme residenti ed ex residenti di Casa Ugi.

Un sogno, per ora. 

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