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Oriana e mamma Maria

ORIANA E MAMMA MARIA


Attraverso le parole di Maria, mamma di Oriana e con lei ospite di Casa UGI, cerchiamo di cogliere come l’emergenza sanitaria ha lasciato traccia in Casa UGI e di parlare del prima, del durante e ci si augura, del post pandemia.

Maria, vuoi parlarci della tua famiglia in Casa UGI?

Noi, mia figlia Oriana ed io siamo in un appartamento della Casa da ben tre anni e mezzo. Eravamo in Venezuela quando Oriana, che ha ora diciotto anni, si ammalò di leucemia linfoblastica e i medici ci dissero che era necessario un trapianto di midollo. È stato un colpo terribile per noi tutti e subito abbiamo cercato una via per curarla. In Venezuela era impossibile e così ci siamo attivati per una soluzione, dopo lo scoramento iniziale. Con l’aiuto dell’ATMO siamo arrivati a Torino la città in cui Oriana ha subito due trapianti, grazie ai quali ora è in via di guarigione. Ho lasciato in Venezuela un altro figlio che ha 21 anni, e questo mi pesa molto, anche se so che è responsabile e capace.
 
Quindi siete arrivati in Italia prima della pandemia e la vostra vita era diversa.
Come è cambiata durante l’emergenza Covid?
Prima che scoppiasse la pandemia era tutto molto sereno, si stava bene in Casa UGI. Abbiamo subito trovato un gran conforto, un aiuto costante, grande partecipazione e disponibilità. Potrei dire che era un luogo sempre vivo, con tante persone vicine che donavano gioia a noi tutti, nonostante le problematiche che con la malattia si respiravano; persone attive che ci offrivano tutto ciò di cui avevamo bisogno e di più ancora, con mille possibilità per fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Non parliamo poi delle cure, i volontari ci accompagnavano e sostenevano senza riserve. Inoltre fuori dalla Casa potevamo passeggiare, girare per Torino, camminare tranquillamente e vedere qualche amico. Non si faceva nulla di particolare perché Oriana era sempre in cura, tuttavia non c’erano limitazioni, vedevamo vetrine, camminavamo nel parco. Un giorno improvvisamente ci siamo ritrovate chiuse nel nostro appartamento, non si usciva più e in tutta Casa UGI non c’era nessuno. Un silenzio spaventoso.
 
Cosa ricordi di traumatico in questo passaggio?
Prima del Covid tante persone ci facevano compagnia, ci venivano a trovare nella Casa e in sala giochi c’era sempre un gran via vai con i bambini che venivano intrattenuti da volontari, giocavano, e cantavano in questa sala, con un gran senso di serenità. Quando a tutti noi è stato detto che dovevamo restare nelle camere, è mancato ciò che nella Casa ci ha sempre sostenuto: la condivisione. Un colpo durissimo. In quel silenzio surreale, si viveva un senso di oppressione e noi mamme e figli chiusi in camera. Prima avevamo chi ci coccolava: l’UGI con i suoi volontari organizzava mille attività per i bimbi e per noi adulti, potevamo fare massaggi, ginnastica, corsi di ogni genere o anche solo chiacchierare. Noi mamme facevamo dei bei lavori insieme per il mercatino di Natale, poi nulla più. I bambini erano sempre in camera, a guardare la tv o a parlare al telefono e non c’era molto da raccontare. Era deprimente, triste, per me era...non trovo le parole per definire quei mesi di solitudine. I volontari non avevano accesso, nessuno poteva più avvicinarci.
 
E qual è il ricordo che più ti turba di questo periodo di chiusura?
Il compleanno di Oriana, il momento in cui avrebbe voluto i suoi amici con cui festeggiare e invece non ha potuto. Io la vedevo raggomitolata sul divano e non c’era scampo alla sua solitudine. Ho fatto per lei una tortina, e ringrazio Fabio di Casa UGI che è venuto per portare un regalo. Lui aveva accesso, una delle poche persone che con mille attenzioni entrava nella Casa. Per Oriana è stata dura, lei aveva conosciuto dei ragazzi della sua età e non poteva incontrarli in un’occasione così speciale e unica, i 18 anni. Prima del Covid aveva anche festeggiato Capodanno da questi amici. Ora nulla era più possibile, si stava solo in camera. E ringrazio Dio di aver avuto questa casa in cui non mancava nulla, dove ci telefonavano comunque più volte al giorno per chiederci se era tutto a posto.
 
Pian piano è tornata una prima parvenza di normalità?
Certo, anche e sempre grazie ad UGI che si è reinventata con alcune attività online che intrattenevano noi nelle camere. UGI non ci ha mai abbandonati, era la situazione tutta ad essere insopportabile.
 
Quando hai capito, insieme a tua figlia, che qualcosa stava cambiando?
Quando, grazie all’UGI ci hanno vaccinate. E questo ci ha permesso di ricominciare a muoverci e a vivere con le persone le attività di prima della pandemia.
 
Quali sono le aspettative che tu e tua figlia avete per il futuro, ora che siete vaccinate?
Io ho come grande speranza che il Covid finisca e che Oriana stia bene. Oriana ha delle ottime aspettative! Sta frequentando una scuola superiore, precisamente l’Istituto Gobetti Marchesini, con indirizzo amministrazione, marketing e impresa. Ha finito la classe terza, l’anno prossimo frequenterà la quarta e le piace molto questo progetto di vita. La vedo nuovamente serena.
 
Qual è il sogno di Oriana?
Mia figlia desidera diventare veterinaria. Lei ama gli animali da quando era piccola e in Venezuela l’aspettano le sue tartarughe, i suoi cani e un uccellino. Lì con loro lei desidera tornare per lavorare come veterinaria. Nell’attesa è molto aiutata dalla psicologa dell’UGI, Simona Bellini, che sta preparando per lei un progetto di integrazione, anche per un eventuale lavoro. Incrociamo le dita.

Giovanna Francese

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