1. Giornale UGI
  2. REGALA CIO’ CHE NON HAI

Scarica il giornale UGI

REGALA CIO’ CHE NON HAI

REGALA CIO’ CHE NON HAI


Chi è il volontario? Innanzitutto è una persona che agisce con volontà e volentieri e con spirito di altruismo. Questa è forse una visione ottimista e benevola di una persona che si dà in un mondo estremamente complicato, con mille pretese, con mille sfaccettature e con tante regole più o meno palesi. Mettiamo il volontario al centro dei nostri pensieri: lo vede la persona che ne ha bisogno, lo vede chi lo ha cercato, lo vede il suo collega, lo vede il dipendente che si appoggia a lui. Si vede da solo.
Quante domande, dubbi, quanti interrogativi devono essere sciolti per spianare la strada ad una persona che chiede di lavorare ma non fa un lavoro riconosciuto, chiede di fare qualcosa per gli altri e lo fa solamente per altruismo e comunque non viene retribuito. Sarà proprio così? È proprio solo l’altruismo che muove una persona a fare qualcosa di buono per gli altri? La noia di un tempo libero che non si sa come riempire, o il senso del dovere, o un riscatto per un segreto debito da onorare… qualsiasi sia la motivazione però è lì a disposizione. E, come diceva Madre Teresa, “non importa perché lo fai, fallo”. La persona che chiede di poter partecipare alla vita di un’associazione ha ben chiaro perché lo fa e come vorrebbe essere utile. È un momento molto delicato, non bisogna disattendere e deludere le sue aspettative, ma d’altra parte non bisogna nemmeno lasciare troppo spazio alla sua “fantasia”.
Il volontario entra a far parte di una organizzazione già avviata e bisogna far in modo che si adegui senza diventare un soldato che esegue degli ordini e basta. Si tratta di un equilibrio instabile, ma necessario. E poi ci sono le associazioni che nascono per perseguire un certo obiettivo, per sposare una causa in cui credono fermamente, per offrire un appoggio a chi non ce la fa.
Non basta lo Stato, non basta ciò che il territorio offre agli utenti, non basta perché in tante di queste offerte manca il cuore, manca lo slancio dell’impegno personale. I volontari, questo esercito di “7 milioni di persone che, agli impegni della vita quotidiana, decidono di affiancare azioni gratuite a supporto della collettività, con un impegno che si aggiunge agli strumenti, non sempre esaustivi, del welfare pubblico” (dati dell’università di Padova), ogni giorno si muovono per perseguire obiettivi che fanno loro, si spendono per colmare lacune, per accompagnare.
E allora quali sono i problemi? Quanto scritto sopra è un quadro perfetto dove tutto funziona senza intoppi e senza incertezze. Ma, come al solito c’è sempre un ma a guastare tutto, bisogna fare i conti con i soldi, con gli spazi, con i rapporti tra associazioni, con le tante idee e le personalità più disparate. Senza denaro non si fa nulla, bisogna raccoglierlo per poter assicurare continuità delle proprie azioni; ci vuole spazio, locali che diano residenza e accoglienza; ci sono altre associazioni e altre istituzioni pubbliche con cui fare i conti. Insomma parliamo di volontariato come fosse la cosa più semplice al mondo, ma in realtà parliamo di un apparato complicato e dalle mille sfaccettature.
Cosa chiede per esempio l’UGI ai propri volontari? Serietà, capacità di adeguamento, discrezione, ascolto e disponibilità, versatilità, equilibrio perché non è facile assistere delle famiglie che hanno un figlio malato di tumore. Spesso il clima è pesante, triste, disperato, spesso non si sa cosa dire, magari non bisogna proprio dire nulla e il volontario deve essere lì, presente, pronto a tendere la mano, ma anche ad andarsene per non disturbare. Oppure deve aiutare a superare la crisi, deve sorridere, distrarre, proporre momenti di distensione. Il nostro volontario deve sapere dove sta operando, a cosa si sta dedicando, perché lo fa. Deve conoscere a fondo l’Associazione per saperla presentare. Deve saper “curare ciascuno, perché occupandosi di ognuno fa crescere l’organizzazione” (Quaderni per la formazione, CELIVO).
L’UGI è un’Associazione di volontariato, si fonda su questa task force, non fa nulla senza volontari. Raccolta fondi, assistenza alle famiglie, accompagnamento, aiuto all’ospedale e ai medici. Sono tanti gli ambiti di azione, tutti uguali in importanza, alcuni più delicati, altri più tecnici. Si seguono le inclinazioni personali, si cerca di osservare le competenze, si cerca di non chiedere più di quanto si possa dare. È necessario che il volontario possa far bene ciò che sa fare, null’altro. Bisogna conoscerle le proprie risorse, dar loro spazio, possibilità di esprimersi evitando i protagonismi e gli isolamenti. Bisogna far sì che le nuove forze si integrino, si sentano sostenute e quindi non decidano di andarsene e abbandonare l’organizzazione costringendoci a ricominciare la ricerca. Si sa che il mondo del volontariato non è fisso, i volontari vanno e vengono, come onde del mare in continuo movimento.
Non esiste più il “volontario a vita”, esistono le ondate. Ma la capacità di gestione di un’associazione sta proprio nel saper creare un ambiente capace di accogliere e lasciar andare. Ricordiamoci sempre che il volontario è colui che ci offre il suo tempo libero qualsiasi sia la sua motivazione, e noi dobbiamo far in modo che non si senta troppo sollecitato o addirittura sottovalutato. Un lavoro non semplice tenendo conto da una parte tutte le aspirazioni, le competenze, i desideri e dall’altra le necessità e i bisogni dell’organizzazione stessa.
E noi cosa facciamo per loro? Corsi di aggiornamento, sportello della psicologa, momenti di aggregazione, studio continuo delle loro necessità e ascolto dei bisogni. Cerchiamo di essere aperti ad ogni sollecitazione, ad ogni richiesta di ascolto, ad ogni proposta di cambiamento o innovativa. L’Associazione è in continua evoluzione e non può mai considerarsi “arrivata” e adeguata al momento. I volontari, i giovani soprattutto, portano idee e energie nuove che ci spingono – o trainano – verso nuovi orizzonti e nuove modalità di assistenza. La famiglia del bambino malato è al centro dei nostri pensieri, UGI è nata per loro, e ogni idea è valutata sempre tenendo presente che ogni cosa che facciamo è per la famiglia del bimbo o ragazzo malato. Questo è l’obiettivo unico e imprescindibile da cui non distogliamo l’attenzione. Non abbiamo uno schema fisso, anzi cerchiamo di diversificare il più possibile, chiamiamo professionisti in aiuto, li proponiamo a tutti coloro che lavorano per e con noi, affrontiamo i temi più disparati per non lasciare nulla allo stato superficiale ma soprattutto, ed è ciò a cui teniamo in special modo, cerchiamo di essere umani, assolutamente umani perché di umanità ne abbiamo bisogno tutti e soprattutto coloro che sono in difficoltà.

Marcella Mondini

Copyright 2022 - Ugi Torino C.F. 03689330011 - Privacy policy

Abc Interactive