RITORNO AL FUTURO

RITORNO AL FUTURO

PERCORSI INTEGRATI PER L’AUTONOMIA E L’INCLUSIONE DELLE FAMIGLIE CON FIGLI CON MALATTIA ONCOLOGICA

L’UGI non si ferma mai, questo lo sanno tutti.
Una delle ultime iniziative è stata un progetto sovvenzionato dalla Regione Piemonte relativo a percorsi di studio per il doposcuola della scuola primaria e secondaria di primo grado. Inutile dire che per realizzare questa progettualità l’UGI avesse bisogno del supporto di professionisti educatori.
Le azioni proposte consistono in una formazione extra-scolastica finalizzata alla prevenzione della dispersione, al successo scolastico e formativo, alla prevenzione del bullismo ed al contrasto della povertà educativa, il tutto con il supporto psicologico di Simona Bellini, psicologa dell’UGI. Oltre a quanto citato fino ad ora ci si propone un rafforzamento della motivazione, delle competenze, delle soft skills nei ragazzi. Come si deduce, oltre alla fondamentale attenzione allo sviluppo psicosociale, il progetto si propone di realizzare momenti d’incontro, di scambio e di convivialità al fine di rafforzare le alleanze educative.
I ragazzi colpiti dalla malattia, soprattutto i quindici-diciottenni, perdono anni importanti di scuola in uno dei periodi più complessi, quelli del passaggio da bambino ad adolescente. Le cure non permettono più a questi ragazzini di essere costanti nello studio e quindi un sostegno risulta essere fondamentale per supportare, oltre a ridurre, le capacità di relazione sociale in generale.
Secondo quanto afferma Simona Bellini, l’esperienza di malattia e di ospedalizzazione provoca nei bambini vissuti di perdita della loro identità e integrità, con una conseguente sensazione di diversità rispetto ai coetanei: spesso si assiste al sorgere di atteggiamenti regressivi improntati all’isolamento, talvolta a comportamenti oppositivi basati sullo scoraggiamento. L’attività scolastica risente di tutto ciò e in alcuni casi i nostri bambini e ragazzi hanno bisogno di uno spazio che li aiuti a sentirsi al passo con gli altri compagni e in linea con il programma didattico.
L’intento è quello di trasformare, tramite l’aiuto degli operatori, le lacune, il malessere, la demotivazione legati alla scuola in interesse, curiosità, incoraggiamento a migliorare.
Tutte le attività saranno realizzate presso le sedi dell’UGI o in Ospedale. Per spiegare al meglio la nostra proposta vi raccontiamo la storia di una ragazza straniera residente a Casa UGI, impossibilitata a rientrare nel suo paese d’origine a causa della situazione politica, che ha passato in terapia gli anni più cruciali per la sua crescita. La differenza di ambiente, di provenienza e soprattutto il fatto di parlare spagnolo, lingua di facile comprensione per tutti, ha fatto sì che non si impegnasse a studiare l’italiano e di conseguenza il tutto l’ha resa refrattaria agli studi nel contesto italiano.
L’intervento degli educatori ha reso lo studio della lingua italiana molto più interessante, riuscendo ad interessarla, nel tentativo di spingerla nuovamente verso un percorso di studi che le permetta di crearsi un futuro.
Questo è un tipico caso che capita frequentemente, ovvero famiglie che non vogliono ritornare più nel paese d’origine per paura di eventuali ricadute della malattia dei loro figli e anche perché in molti casi il loro paese d’origine offre molto poco.
Nella prima fase di realizzazione del progetto gli educatori sono stati in grado di creare un legame vero e profondo con i ragazzi seguiti.
Quello che Marinella Goitre, volontaria dell’UGI che ha assistito alle formazioni, ha notato è un’alta quantità e qualità di attenzione per tutto il tempo di formazione. Questo risultato è stato raggiunto perché durante tutto l’intervento c’è un supporto psicologico basato sul cogliere i sottotesti delle loro vulnerabilità, nel riconoscere i loro vissuti emotivi legati all’apprendimento, e successivamente poterli mettere in condizione di riscoprire le loro potenzialità.
Le emozioni influenzano infatti lo studio anche in modo qualitativo: le emozioni negative incoraggiano un apprendimento maggiormente focalizzato sui dettagli, quelle piacevoli favoriscono un approccio olistico, l’intuizione, la creatività nella soluzione dei problemi.
Indirizzarsi verso emozioni piacevoli favorisce l’uso flessibile di strategie che conducono ad una elaborazione dei contenuti più profonda, in grado di garantire una prestazione scolastica migliore, innescando così un circolo vizioso che porta al desiderio di conoscere.
Riprendendo le parole di Plutarco “la mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”: questo è “in-segnare”, ovvero lasciare il segno.
Si tratta, quindi, di un lavoro psicologico in rete con gli operatori scolastici, finalizzato a individuare, per ciascuno dei nostri bambini e ragazzi, il percorso migliore in grado di fornire strategie adeguate per arrivare ad un risultato, sia che si tratti di studiare la geografia sia di risolvere problemi di geometria.
“L’imparare ad imparare” può quindi essere interpretato come un personale atteggiamento verso la vita: non influisce solo sulla preparazione scolastica dei nostri bambini e ragazzi, ma sulle persone che sono e diventeranno.

Pierpaolo Bonante

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