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Il sogno di Cirillino

Una favola per i più piccini: il sogno di Cirillino


Nella fattoria lo sapevano tutti. Non passava notte che il maialino Cirillino non avesse o un sogno o addirittura un incubo. Purtroppo in ambedue i casi i grugniti che faceva nel sonno svegliavano gli altri animali della stalla. “Bisogna fare qualcosa!” Gridò indignato il cavallo. “Hai ragione, bisogna proprio fare qualche cosa”. Si associò la capra. “Ma cosa? Ieri notte la mucca gli ha rifilato una cornata nel sedere, e lui poveretto, invece di smettere ha grugnito ancora più forte!Bisogna avere comprensione”. Il porcellino d’india era intervenuto a difesa, forse per la lontana parentela, o forse per la parola porcellino, che in qualche modo li affratellava. “Mancava un avvocato difensore in questa stalla! Facile per te che piccolo come sei ti sotterri sotto il fieno nella mangiatoia per non sentire! Qua dentro è già una baraonda durante il giorno, figuriamoci se anche di notte non si dorme!”
La mucca era seriamente preoccupata. L’insonnia le aveva diminuito la produzione del latte e il contadino minacciava già di venderla al macellaio. Anche la capra aveva ridotto la sua razione di latte, ma fortunatamente nessuno aveva ancora parlato di beccaio. Il cavallo invece, anche se non aveva il problema del latte, era diventato nevrotico per l’insonnia. “Fuori! Bisogna buttarlo fuori di qui!” Disse il cavallo in preda a un attacco isterico. “Ben detto, ben detto!” Gridarono assieme la mucca e la capra. “Ma come? Fuori è inverno! Se lo caccerete morirà!” “Con tutto il grasso che si ritrova non morirà! Invece creperemo noi se continueremo a non dormire!” Si giustificò l’ideatore del progetto. “Abbiate pazienza, sta passando un brutto momento, non siate così sconsiderati, vedrete che prima o poi smetterà e tutto tornerà normale”. Il porcellino d’india era affezionato a Cirillino e, anche se non lo dava a vedere, anche il maialino lo considerava l’unico amico della stalla. “Ho sentito che mi vogliono buttare fuori. Forse hanno ragione, ma cosa ci posso fare? Ho cercato di addormentarmi con il muso dentro il pastone, ma per poco non soffocavo! Ho provato a dormire di giorno e restare sveglio la notte, ma non è servito a niente. Con il buio mi riaddormento e torno a sognare e a grugnire!”
“Non ti affliggere - gli disse il porcellino d’india - vedrai che parlerò loro e troveremo una soluzione, la fratellanza tra noi dovrà pur contare qualche cosa, no?” “La fratellanza! - ripeté a voce alta Cirillino - a quella non ci credo proprio, qui ognuno pensa per sé!” “Beh, non tutti”. Disse il porcellino d’india un po’ seccato. “Dobbiamo scoprire la natura dei suoi incubi. Se troviamo il perché tutto si risolverà!” Il porcellino d’india aveva espresso la sua idea in modo così convincente, che persino la mucca abbozzò un tiepido assenso. “Balle! Sono tutte balle! Io continuo a ribadire che bisogna sbarazzarcene, e al più presto!” Questa volta il cavallo restò solo. Capra e mucca acconsentirono a una prova d’appello. “Tentiamo ancora questa, ma se fallisce faremo come dice il cavallo: fuori!” Il porcellino d’india corse da Cirillino a comunicargli la decisione, ma questi, invece di essere contento, s’incupì ancora di più. “Ma non ti va bene nulla! - sbraitò il porcellino - non capisci che se non mi aiuti tra pochi giorni vai a dormire nella neve?” “Hai ragione, ma è tempo sprecato! Sapessi quante volte ho cercato di capire l’origine dei miei brutti sogni!” “Bisogna insistere, vedrai che qualche cosa verrà fuori!” E fu così che il piccolo porcellino d’india cominciò a interrogare Cirillino come s’interroga un delinquente per farlo confessare. “Basta, basta! Preferisco dormire al freddo piuttosto di continuare questa tortura! Ti ho ripetuto cento volte le stesse cose, cosa vuoi che faccia di più?” Il povero maialino era esausto, ma il porcellino d’india non demordeva e, convinto di scoprire un perché, continuava imperterrito a porre domande. “Ora basta! Vado a bermi un po’ di spremitura d’olive”. “Spremitura d’olive? E dove la trovi?” “Pensa, il contadino ne ha buttato un mucchio nella stanza vicino al mio giaciglio, e da parecchi giorni cola da sotto la porta un succo buonissimo! un po’ grasso, ma a me piace un sacco!” “Ho trovato! Ho trovato! - esplose il porcellino esultando e ballando sul fieno - è quello che ti fa venire gli incubi! Tutto quell’olio rancido nello stomaco farebbe venire gli incubi a un bue!” “Tu dici? A me non sembra, è tanto buono!” - rispose Cirillino grattandosi la cotenna contro la staccionata di legno - ma se insisti, proverò a rinunciare per qualche giorno”. Già quella notte non ci furono grugniti. Tutti dormirono saporitamente e, quando al mattino si svegliarono, l’allegria regnava nella stalla. “Nessuno poteva sapere che quella brodaglia era tanto indigesta, ma tu sei proprio un maiale! T’ingozzi di tutte le schifezze che trovi! Comunque siamo tutti fratelli e tutto è bene quel che finisce bene!” Disse il cavallo, spalleggiato dalla mucca e dalla capra. Cirillino, anche se un po’ umiliato, trovò il coraggio di rispondere: “Siete degli ipocriti! Altro che fratelli e tutto è bene! Se non fosse stato per il porcellino d’india mi avreste spedito a morire di freddo. Solamente lui ha avuto la perseveranza di trovare una causa. Questa è vera amicizia!” E senza aggiungere altro diede una sonora leccata al porcellino facendolo sbattere contro le assi della mangiatoia. “Porca miseria - pensò il porcellino mezzo intontito - meno male che gli ho fatto solamente un piccolo piacere!” 

 

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