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indipendenza di Bluette

Una favola per i più piccini: l’indipendenza di Bluette

In un tempo remoto, sull’isola dei grandi fiori rosa, venne al mondo Bluette, una principessa così chiamata per il tono blu acceso dei suoi capelli, figlia del re Frullo e della regina Frulletta, regnanti delle tante terre emerse intorno alla barriera.  Bluette nacque molti anni prima del 1768, anno in cui James Cook si incagliò sulla Grande Barriera Australiana.  La Barriera, ora considerata Patrimonio dell’Umanità per preservarla dall’incuria dell’uomo, è uno degli organismi viventi più grande al mondo: si è formata nei secoli dai diversi strati di coralli morti, che a loro volta hanno ospitato altri coralli vivi, minuscoli organismi, polpi, che hanno dato vita ad una ricca e particolare biodiversità. Essa si rinnova incessantemente e si estende per circa duemila chilometri nelle acque dell’Oceano Pacifico a nord-est dell’Australia.  A quel tempo, oltre alla vita presente sulla barriera, vi erano numerose isole dove vivevano diverse etnie di pescatori, accomunati dalla stessa cultura del mare e dalla passione per la musica e la danza. I pescatori avevano costruito i villaggi sui litorali delle spiagge marine, tra la ricca vegetazione che li nascondeva dagli incursori del mare. La loro vita era semplice e scandita dall’umore del mare. Esso decideva lo svolgere dei giorni. Quando il mare era infuriato diventava tempo di gioco e di musica, mentre quando il mare era calmo, era tempo propizio alla pesca, e allora i più forti disancoravano le barche e andavano in mare. Poi, quando il bottino era ricco, si rincasava e si condivideva. Di solito, dopo la cena le ore passavano liete tra la tipica musica e la danza. Le giovani fanciulle si ornavano i capelli di fiori sgargianti e danzavano al chiaro di luna in un’atmosfera intrisa dal profumo del mare in onore di coloro che avevano ricolmato i cesti di pesci. E in questo clima si alleggerivano i cuori dal tribolare del giorno e si riposava lieti del tempo trascorso.
E fu in questa atmosfera che la principessa Bluette venne alla luce, e come tutte le nascite portò gioia. Difatti il re Frullo volle dare una grande festa in suo onore e ordinò ai messaggeri di corte di invitare il popolo a condividere il lieto evento. E così fu. Nell’aria si propagò un fragoroso tamtam di tamburi che, ripetuto da isola a isola, avvisò l’intera popolazione. In tanti si apprestarono a condividere la felicità del re che grazie al suo governo liberale era molto amato dal popolo. In ogni isola si intrecciarono fiori sulle prue delle barche e si scelsero le conchiglie più rare e più belle da donare alla principessa Bluette. Nella tradizione culturale della gente di barriera ogni conchiglia racchiudeva simbolicamente una virtù e veniva data in dono nei riti di passaggio importanti come il matrimonio oppure negli eventi significativi come la nascita per augurare una vita gaia e serena.
Bluette ricevette meravigliose conchiglie: quella dell’intelligenza, del coraggio, della generosità e, fra le tante, c’era anche la conchiglia grigia dell’ubbidienza e della mansuetudine, poiché la conchiglia era stata oggetto di un malefico sortilegio. Un incantesimo compiuto dalla strega Gramigna, che governava il mondo della palude. Gramigna aveva un esercito composto da mostruosi insetti giganti che dimoravano nelle intricate foreste di mangrovie. Gramigna era temuta dagli abitanti della barriera, perché si divertiva a fare scherzi terribili. A volte organizzava delle vere e proprie spedizioni distruttive: ordinava al suo crudele esercito di sorvolare i villaggi e lanciare lingue di fuoco su case e barche. Bruciava tutto. Ma per Gramigna non era abbastanza. Al termine di ogni spedizione la strega soleva sorvolare personalmente le isole per godere del desolante risultato e ghignava rumorosamente. Un ghigno così terribile che faceva sollevare arbusti, macigni, polvere e faceva tremare di paura gli abitanti del villaggio. Era proprio una terribile strega. Nessuno la invitava, anzi la evitavano. Anche il re Frollo non la volle a corte. Purtroppo, Gramigna riuscì lo stesso a infilare la grigia conchiglia nel cesto di quelle buone.  A quel tempo nessuno a corte si rese conto della pericolosità del dono. Non creò nessun dubbio, anzi l’ubbidienza venne percepita come un virtù positiva, adatta alla vita di una principessa.  Durante l’infanzia il dono emerse come una qualità. Facilitò la vita del re Frullo e della regina Frulletta e semplificò anche quella dei maestri di corte che avevano il compito di educare alla conoscenza la futura regina. Quando Frulletta diceva: “Bluette, devi imparare a cucire”. La fanciulla rispondeva: “Sì”. Poi eseguiva alla lettera le indicazioni della mamma Frulletta. Anche il re Frullo invitava la piccola al tiro dell’arco e Bluette seguendo le indicazioni paterne apprese la tecnica dell’arco.  Successe così anche con l’astronomo di corte, quando questi si rivolse a Bluette dicendo: “Bluette, devi osservare e studiare le stelle per diverse notti”. Lei, anche se stanca morta e desiderosa di dormire, disse: “Sì”. Bluette eseguiva sempre ciò che le veniva richiesto.  Cosicché risultò amorevole a tutti ma crescendo le cose cambiarono.
Bluette divenne una donna bella e unica. Non rispecchiava nessun stereotipo di perfezione. Le irregolarità presenti nelle forme del viso e i ricci capelli irregolari e svolazzanti sprigionavano una particolare energia. Inoltre Bluette aveva formato anche un’identità cristallina e coraggiosa, qualità che aumentavano il suo fascino. Purtroppo però era sempre schiava della mansuetudine che Gramigna le aveva malvagiamente dato. Questo la legava a scelte opportunistiche compiute da altri e non sempre buone per la sua giovane vita. Nel palazzo di corte le cose erano cambiate. Il re Frullo era morto e la regina Frulletta era stata costretta suo malgrado a risposarsi con Malwy, un uomo malvagio e opportunista che desiderava potere e possesso. Per la sua ingordigia, aveva combinato il matrimonio della principessa Bluette con il più ricco mercante del regno, senza interpellare la fanciulla. Bluette per la sua indole aveva acconsentito. Aveva conosciuto il suo futuro marito ma non le era piaciuto poiché tracotante e insolente. E fu in questa situazione che nella mente di Bluette emerse la contraddizione su ciò che desiderava e su ciò che gli altri la spingevano a fare. In cuor suo avvertiva una profonda confusione che le portava una certa disperazione. Non sapeva come agire. Ormai era già stata fissata la data e mancavano pochi giorni all’evento nuziale e lei avrebbe voluto letteralmente scomparire. Così fece. Bluette decise di ripetere un rito usato durante l’infanzia che la rilassava: quando si immergeva in mare, grazie al silenzio dei fondali, ritrovava una certa pace.  Cosicché Bluette andò in spiaggia, si tuffò in mare e nuotò a lungo. Poi, quando fu esausta risalì in superficie e si sedette nello spazio in cui le onde lambivano i suoi piedi e le lacrime scesero copiose e si confusero con l’acqua del mare. Bluette era disperata e non sapeva come affrontare Malwy.  In quel momento Bluette sentì pronunciare il suo nome: “Bluette! Bluette!” Si girò e vide un giovane pellicano che la guardava con tenerezza.
“Chi sei?” disse Bluette incuriosita.
“Sono Plot, il custode della caverna sacra.”
E Bluette: “Perché sacra?”.
“Dentro la caverna scorre il fiume Argento, un fiume dall’acqua miracolosa, che aiuta tutti coloro che si trovano nella disperazione più nera, come te.” Poi aggiunse: “Nelle acque del fiume si disciolgono anche gli incantesimi, e si riordinano i pensieri secondo il principio del bene. Nelle acque di Argento si acquisisce una maggiore forza, quella necessaria alla conoscenza più profonda del nostro essere quindi ci si predispone alla realizzazione del sé.”
E Plot continuò con enfasi: “Ci si immerge e poi… Guallà! Guallà! Guallà!”
Plot le sorrise e strusciò con delicatezza con il suo grande becco le braccia della fanciulla, come a darle un segno di sostegno. Lei aveva gli occhi sbarrati e stentava a credere alle parole di Plot. Comunque, se non voleva perdere la sua vita, doveva uscire dall’impasse in cui si trovava. Salì sulle grandi ali di Plot che la condusse sulle rive di Argento e si immerse nelle sue acque.  Bluette si immerse nelle sue profondità e quando riemerse percepì di avere nel suo cuore il coraggio di affrontare Malwy.  Bluette tornò a corte sulle ali di Plot e andò dapprima a cercare la grigia conchiglia e la frantumò in una polvere sottile. Ora, libera dall’incantesimo, andò dinnanzi a Malwy e pronunciò un no irremovibile al matrimonio. Ormai aveva chiaro ciò che avrebbe fatto nel suo futuro e quali fossero le sue priorità.
Finalmente il cuore di Bluette era speranzoso, libero dai condizionamenti quindi indipendente.
 

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