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VERSO IL 2022, UGI PRONTA A RIPRENDERE IL CAMMINO

VERSO IL 2022, L'UGI PRONTA A RIPRENDERE IL CAMMINO


Siamo in cammino, e siamo alla metà di un ponte. Da una parte, quella che abbiamo lasciato alle spalle, la vita così come l’avevamo conosciuta fino al febbraio del 2020. Davanti a noi, ma non ancora visibile, la vita che ci aspetta. In realtà non sappiamo a che punto siamo della traversata, il ponte sembra lunghissimo e il cammino di un anno e mezzo è stato spesso irto di ostacoli.
È uno scenario un po’ immaginifico, ma utile per capire a che punto siamo su questa strada che ci porta fuori dalla pandemia. Alle spalle i mesi terribili dei malati, dei morti, dei lockdown, della crisi economica, in mezzo segnali di ripresa dopo l’avvio della straordinaria campagna di vaccinazione che ci sta accompagnando verso quelle terre che ancora non conosciamo, ma nelle quali potremo ricostruire e affidare poi alla Storia la più grave crisi sanitaria degli ultimi due secoli. In questo numero del giornale citiamo il rapporto di Lancet Child & Adolescent Health. Interessanti i dati: il Covid 19 ha avuto un impatto sul 78% delle strutture sanitarie che hanno partecipato alla survey. Il 43% delle strutture ha diagnosticato meno casi di tumori pediatrici rispetto a quanto previsto sulla base dei numeri degli anni precedenti. Il 34%, cioè una su tre, ha riferito un incremento del numero di giovani pazienti la cui terapia non è iniziata o è stata ritardata di almeno quattro settimane; 15 unità di oncologia pediatrica, di cui 13 nei paesi a basso o medio reddito, hanno chiuso per un tempo medio di 10 giorni. Il 79% dei partecipanti ha riferito di una riduzione degli interventi chirurgici, il 60% di una ridotta disponibilità di sangue e di emoderivati, il 57% ha detto di aver dovuto rinviare chemioterapie per mancanza di farmaci, il 28% di aver dovuto sospendere la radioterapia.
Ed ecco perché a questo punto del cammino ci siamo domandati quanto ha pesato la pandemia nelle attività dell’UGI, nel lavoro dei dipendenti, dei volontari, degli psicologi, dei medici e del personale infermieristico del Regina Margherita di questa complessa macchina che dedica tutte le sue energie alla cura di bambini e adolescenti malati di cancro. Quanto sono state negative le restrizioni, i divieti, le mille precauzioni, nelle cure oncologiche dei piccoli pazienti, nei rapporti dell’UGI con le famiglie e nelle molteplici attività di ogni giorno. Di questo e di molto altro ne parlano Marina Bertolotti, responsabile della Psiconcologia Pediatrica dell’OIRM e Marinella Goitre, consigliere dell’UGI.
Interessante la definizione di “resilienza”, la parola che ci ha accompagnato in questi due anni, che dà Bertolotti: “Il termine resilienza non mi piace. A mio parere da molto tempo abusato. Credo che in questa situazione si siano evidenziati i punti di forza e le fragilità degli individui, così come dei sistemi istituzionali, familiari e culturali. Ogni esperienza forte ci segna, in qualche modo, positivamente o negativamente e non credo che l’auspicio sia ‘tornare come prima’, ma apprendere da ciò che è accaduto ed è ancora in atto. E cioè riflettere sul senso di collettività, di sostenibilità”.
Ed è dunque proprio ora che dobbiamo completare il cammino sul ponte che ci collega al futuro. Il nuovo mondo non è lontano, ma dobbiamo arrivarci con cautela. E soprattutto completare il piano dei vaccini, l’unico riparo che abbiamo per non fermarci un’altra volta. L’UGI è una eccellenza di Torino, per capacità di assistenza ed efficienza, la pandemia ha messo a dura prova l’intera macchina, ma allo stesso tempo rafforzato tutti i livelli organizzativi interni. L’autunno è prossimo, possiamo concederci un po’ di ottimismo.

Giorgio Levi
Direttore de "Il Giornale dell'UGI"

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