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VOLONTARI PRONTI A RIPRENDERE IL CAMMINO

VOLONTARI PRONTI A RIPRENDERE IL CAMMINO DOVE SI È INTERROTTO, L’UGI TORNA LENTAMENTE ALLA NORMALITA’


Chi è il volontario?
È una persona che spontaneamente decide di dedicare del tempo a qualche causa, siano i cani abbandonati, i barboni, i malati, gli africani, gli animali in difficoltà ecc.
Cosa si aspetta una persona che si dedica ad altri volontariamente e con volontà?
Riconoscenza, fiducia, amicizia, solidarietà, la consapevolezza di aver fatto del bene, di essere stato di aiuto, di aver colmato un vuoto che pesava.
E che cosa davvero fa un volontario che presta la sua opera in un paese evoluto come il nostro dove certamente non mancano le risorse e dove ci dovrebbe essere spazio per tutti? Eppure anche qui il suo aiuto è importantissimo e determinante! Anche qui si colmano vuoti di attenzione verso l’altro dove la tecnologia non serve quanto un abbraccio o un sorriso e la presenza di una persona.
Torniamo al marzo 2020, si chiude tutto, bar ristoranti luoghi pubblici uffici giardini parchi, tutto chiuso.
Gli ospedali si riempiono di pazienti non solo COVID ma si svuotano di parenti e accompagnatori, di volontari che non possono più accedere ai reparti. Il virus è più forte di tutti. Tutti siamo un po’ smarriti e stupiti, molti sono più soli e disperati. Abbiamo tentato di sostituire gli spazi vuoti con gli spazi virtuali, ci siamo connessi oltre ogni limite, abbiamo fatto di tutto per evitare di confrontarci con noi stessi. Siamo passati dalla paura di una giornata piena di impegni alla paura di una giornata vuota. Il computer, il tablet, il cellulare, ogni dispositivo era venerato come l’unico in grado di farci sentire vivi e attivi. Eppure quel vuoto ci chiedeva di guardarci dentro, ci offriva la possibilità di comprendere meglio ogni nostra azione e di chiederci chi siamo e per chi esistiamo. Quel tempo sospeso che abbiamo vissuto dovrebbe averci insegnato qual è l’essenza delle cose, quale delle tante che ogni giorno facciamo ha davvero importanza.
Com’è il nostro essere volontari? Sappiamo davvero condividere sentimenti, paure, ansie di altri o scappiamo in avanti cercando di organizzare e programmare per distrarci e distrarre?
Il COVID 19 in realtà ci ha fatto un grande regalo, ci ha insegnato che ciò di cui tutti abbiamo bisogno è la presenza, la condivisione, il saper stare accanto agli altri. Non sono i regali, non sono i vestiti, non è l’essere belli e in forma, ma essere lì per gli altri. Alleggerire la giornata, ripulire l’agenda, dedicare spazio, saper ascoltare.
Una bambina di 9 anni ha scritto una lettera al virus in cui esprime perfettamente ciò che in tanti abbiamo pensato: “Caro virus, per colpa tua non ho più visto il mio amico del cuore, i miei compagni di classe e il parco. Mi hai privato dei giochi all’aperto, della bici… della scuola ma non dei compiti. Mi hai tolto la merenda con i miei compagni di classe e la ricreazione... mi hai letteralmente rinchiusa in casa, mi sono sentita in punizione come quando faccio arrabbiare la mamma… ma nonostante ciò ti devo ringraziare. Mi hai ridato i miei genitori. Adesso faccio colazione con loro, pranziamo e ceniamo insieme. Adesso facciamo tante cose tutti insieme, e quando ognuno di noi termina i compiti giochiamo con il nostro cane… io dormo meglio, non vedo più i fantasmi… se ora vai via, io ti perdono. Ciao virus, Lorenza”.
(www.valeriarandone.it)
E noi, volontari ancora un po’ assenti, saremo in grado di aver fatto tesoro di questo periodo? Avremo imparato che nel male c’è anche tanto bene? Saremo ora in grado di stare accanto ai bambini malati ed ai loro genitori in modo più empatico? Sapremo trasmettere fiducia e quindi speranza a tutti quei genitori che sono disperati e annientati da una diagnosi impietosa? Questo lungo periodo di revisione, in cui abbiamo rimpianto i momenti in cui eravamo accanto ad un letto, giocavamo con un bambino o offrivamo anche solo un caffè, momenti in cui ci sentivamo importanti e utili, questo periodo ci ha riportato davvero a chi siamo veramente e se siamo in grado di avvicinarci all’altro? In questo lungo periodo sospeso ci siamo resi conto che le relazioni ci mancano tantissimo e hanno acquisito maggior importanza. Non poter essere presenti fisicamente è stato un peso per noi volontari e un vuoto per i nostri giovani assistiti.
Come si legge in quella bellissima poesia “Lettera al Padreterno”, recitata da Paola Cortellesi, che dice “nun ha senso proprio niente si nun poi sta’ co la gente” niente ha senso se non puoi condividere, se non puoi far partecipare l’altro. L’essere felici o tristi sono sentimenti pieni se condivisi, ma vuoti se vissuti in solitudine. Un volontario è ben accetto quando sa ridere quando c’è da ridere e piangere quando c’è da piangere, che sa stare zitto quando non ci sono parole, che sa essere presente senza imporsi e senza pretendere di essere la soluzione ai problemi. “M’emoziono adesso e tremo che - quest’essere mortale - a cui er male ha messo un freno - po’ far cose straordinarie - se capisce che è terreno”. A breve si riparte, qualche piccolo movimento è già nell’aria, Casa UGI si sta lentamente animando, aspettiamo di tornare in ospedale, intanto ci prepariamo, le manifestazioni per noi si stanno riavviando, riprogrammiamo la formazione. Ma non dimentichiamo questo periodo, è stato prezioso, è stata un’occasione che speriamo non si ripresenti anche se “occasione”.  

Marcella Mondini

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